Libri

“Vita d’albergo”

51JbKtss9CL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi ha anche detto di essere sempre stato un uomo privo di senso pratico. Di affitti precari, scarsa mobilia e padroni di casa invadenti. Aveva fatto due conti e aveva capito che era meglio trasferirsi lì, dopodiché aveva raggiunto un accordo verbale con la direzione. Dopo essere stata esaminata da una gerarchia un po’ sgangherata di gestori e gerenti, la sua proposta era stata accolta dalla famiglia proprietaria: occupare a vita e a un prezzo ragionevole la stanza del poeta, che a quei tempi veniva tenuta vuota come un piccolo museo (con tanto di pitale, calamaio, portastecchini dentro altrettante vetrinette). C’era una sola condizione: doveva impegnarsi a mostrare ogni tanto ai turisti la storica stanza. L’albergo, che non navigava in buone acque, in quel modo ne avrebbe ricavato un reddito decoroso. Con la sua pensione e i suoi risparmi, l’uomo poteva permettersi di pagare la cifra pattuita. “Avrà già notato che ho aggiunto qualcosa. E ho tolto le vetrine, ovviamente. A ogni modo quelle erano cianfrusaglie, quasi tutta roba falsa. Ci eravamo anche accordati che questa stanza non sarebbe stata ristrutturata, così ho potuto prelevare dalle altre stanze qualche mobile di mio gradimento”. Ho osservato di nuovo il pentolino e il fornello in un angolo. Dopo quel racconto, mi è sembrato che si fossero trasfigurati, e assieme a loro anche l’aspetto e perfino l’odore della stanza, che probabilmente continuava ad aleggiare lì dentro, anche se non lo sentivo più. Ho sentito che intorno a me sorgeva una nuova atmosfera domestica e permanente. Ogni cosa rimaneva al suo posto, eppure improvvisamente mi trovavo agli antipodi rispetto a dove avevo creduto di essere. Né sancta sanctorum del poeta remoto, né stanza d’albergo con un passato: stavo facendo una visita nella casa di una persona.

Vita d’albergo, Javier Montes, Nutrimenti, traduzione di Loris Tassi. Un po’ come Margherita Buy in Viaggio sola, il protagonista di questo romanzo sorprendente, straniante, trascinante, simbolico, ironico, sensuale, che gioca con le potenzialità della letteratura in modo sopraffino, ricchissimo di livelli, chiavi di lettura e di interpretazione, originale, brillante, caleidoscopico e godibilissimo, fa il critico di alberghi. Ne valuta i pregi e soprattutto i difetti. Sotto ogni aspetto. Un giorno sbaglia stanza, ed entra in quella della gestrice di un blog che si chiama Vita d’albergo, un titolo che non differisce di molto da quello della di lui rubrica. Solo che si tratta di un blog per soli adulti ad alto tasso erotico. E da lì inizia una rocambolesca ossessione… Da non perdere.

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