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“Lamentation”

31ULX-FBmhL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il Travel Centre era subito fuori la Turnpike, una delle vie più utilizzate dai trasportatori del New England meridionale che dovevano raggiungere il Canada. Era un po’ più dritta della I-93, e molto meno congestionata, cosa che la rendeva perfetta per chi doveva guidare per lunghe tratte. La Turnpike entrava di poco nei confini di Ashton, giusto un paio di curve a nord est. Il TC aveva una pessima reputazione e periodicamente si alzavano proteste perché venisse chiuso, ma dato che negli ultimi anni erano fallite parecchie fabbriche e stabilimenti, e che da solo rappresentava una delle maggiori entrate del Comune, ogni chiacchiera sulla sua chiusura si spegneva sul nascere. Molti sceglievano di ignorarne l’esistenza. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Il TC era il quartiere a luci rosse di Ashton, una sorta di lato oscuro della città. Il che poteva anche andare bene, finché la marmaglia se ne restava nascosta. Sinceramente, a chi può fregare qualcosa di un camionista che si fa fare un pompino da un tossico sdentato? Vivi e lascia vivere. Ma un omicidio, persino quello di un tossico di merda, era la scintilla in grado d’innescare una rivolta. La neve spazzata dalle strade era stata accumulata vicino ai lampioni, in mucchi alti due metri e mezzo, forse tre, in tutto e per tutto simili a gigantesche montagne di patate schiacciate.

Lamentation, Joe Clifford, CasaSirio, traduzione di Alessandra Brunetti.  C’è gente che non sa fare altro che lamentarsi. Perché così può giustificare le sue sconfitte, non andare a fondo del problema, accontentarsi, scaricare su altri le responsabilità che invece con ogni evidenza gli appartengono, cantarsi una monocorde e consolatoria elegia. Ma non è questo il caso. Anche se la vita di Jay Porter non sarebbe affatto dovuta andare così. Le premesse – e le promesse – erano ben altre. Era destinato a fare grandi cose e ad abbandonare Ashton e la bigia tristezza della provincia, assolutamente. Ma poi i genitori sono morti, la sua donna se n’è andata, suo fratello è diventato un tossico e ora è finanche scomparso e sembra davvero che si sia messo in guai serissimi e assai più grandi di lui. Ma Jay non ci crede. E non è disposto ad arrendersi. A lasciarsi andare. A far finta di niente. A voltarsi dall’altro lato. Perché ha ancora qualcosa da perdere. Qualcosa per cui lottare. Qualcosa per cui vivere… Brillante, travolgente, potente.

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