Libri

“Invidia”

41aSzQvQTsL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma era realmente stato un ingegnere? Nell’anno in cui era in costruzione il Četvertak, Ivan si era dato ad attività non molto dignitose e per un ingegnere semplicemente una vergogna. Pensate che nelle birrerie disegnava ritratti su ordinazione, componeva versi a braccio su temi a richiesta, determinava il carattere dalle linee della mano e dava sfoggio della sua abilità mnemonica ripetendo cinquecento parole lette a caso una dopo l’altra senza interruzione. A volte, tirava fuori dal taschino interno un mazzo di carte, trasformandosi all’istante in un baro, e faceva dei giochi di prestigio. In cambio aveva da bere assicurato. Lui si accomodava ed era allora che cominciava il bello! Ivan Babičev iniziava a predicare. Qual era l’argomento? “Noi siamo l’umanità giunta al limitare” diceva, battendo il boccale sul marmo come uno zoccolo di cavallo.

Invidia, Jurij Oleša, Carbonio. Traduzione di Daniela Liberti. Si illude sempre l’uomo che le sue sorti siano progressive, ma nella realtà dei fatti sovente ci si ritrova ingrommati in viluppi di frustrazioni, le premesse e le promesse che il fato pare vaticinare si rivelano inganni. Invida era l’aetas per il poeta che raccomandava a Leuconoe di carpire il diem, di non affidarsi ai dadi babilonesi, di godere della vita e di quello che riservava, e spesso è l’invidia il primo motore niente affatto immobile della storia del mondo, che spesso procede per rivoluzioni. E quella qui raccontata con una prosa caleidoscopica, un geniale e pantagruelico banchetto di primizie imbandito a vellicare la fantasia del lettore, è favolosa, è la lotta di classe, simbolica, allegorica, talmente inverosimile da essere credibile, ambientata nella Mosca leninista dei piani quinquennali e dei primi anni venti del secolo breve, che contrappone al “salsicciaio” Babicev, con la sua idea di mensa collettiva, l’homo novus della socializzazione bolscevica il sognatore-poeta fallito e mantenuto Kavalerov, figura che sembra emergere da un riuscito film di Alexey German jr., l’invidioso io narrante che non ha la benché minima intenzione di trovare un nuovo posto nel mondo e che quindi si condanna con le sue mani all’alterità, che è insieme autodeterminazione, indipendenza, rifiuto dell’omologazione ed emarginazione. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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