Libri

“La teoria di Camila”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il titolare dell’immobiliare sotto casa tua guardava la scena dal marciapiede, fumando e ridacchiando tra una boccata e l’altra. Poi accadde un fatto. Ho la scena davanti a me anche adesso. Come quella di un pessimo film. Lui le offre di parcheggiare al suo posto. Lei esce dall’abitacolo, aspira la sigaretta ancora a metà che il tizio le infila tra le labbra. Ride, gli soffia il fumo in faccia. Lui sistema la macchina, esce, le porge le chiavi facendole dondolare davanti al suo viso. Tua moglie atteggia le labbra come per un bacio. Ho la nebbia davanti agli occhi. Sento freddo, le gambe non si muovono più. Li seguo con lo sguardo. Carlotta entra nel portone, si guarda intorno, lo accosta piano. Lui gira il cartellino dietro il vetro, chiude l’agenzia e la segue dopo pochi minuti. Sono rimasto ad aspettare, cronometrando il tempo fino a quando il giovanotto è tornato al suo posto. Dopo quarantatré minuti di adulterio distratto in pausa caffè. Un uomo comune sai. Un venditore impomatato con il cravattone blu elettrico, il fazzoletto nel taschino e le scarpe lucide con il mezzo tacco. Eppure aveva buttato all’aria ogni mio piano, e molto altro. La scena si ripeté nei giorni a seguire. Tua moglie e quell’uomo avevano una relazione, non c’erano dubbi.

La teoria di Camila, Gabriella Genisi, Giulio Perrone editore. Normale è che avvenga. Innaturale è il contrario. Tant’è che non si può definire. Se un genitore perde un figlio non è. Non c’è la parola. Non si chiama. Non si dice. Se un figlio perde un genitore è un orfano. E rientra nell’ordine pietosamente spietato delle cose. Ed è, per inciso, il momento nel quale definitivamente la crescita si completa. La spinta, l’ultima, giù nello strapiombo della vita vera, quella il cui volto è connotato dalle lentiggini delle responsabilità. Marco, un ingegnere romano, preso dalla sua esistenza, una sera dopo una partita di calcetto riceve da Camila, la badante di suo padre, la notizia che quel genitore di cui ha ancora bisogno e che non è pronto a lasciare andare, benché se ne occupi praticamente più un’estranea, non parente, non affine, non consanguinea, ma tenera compagna e compagnia, di lui, se n’è andato. E sarà proprio quella donna, tramite necessario ma al tempo stesso simbolo del distacco, ad aiutarlo ad affrontare quella lunga notte, il tempo dell’elaborazione. Intenso.

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