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“Tossici”

41n70Ji4zbL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’esercito tedesco, un tempo temuto per le sue dinamiche imprevedibili, non fu più in grado di reagire alla fluidità degli eventi bellici. Gli avversari della Germania avevano ammirato l’efficienza bellica della Wehrmacht –  questa qualità dipendeva anche dalla «tattica dell’incarico», che non veniva applicata così rigorosamente da nessun altro esercito e che concedeva agli ufficiali grande libertà nel raggiungimento degli obiettivi prefissati –, ma la guerra di movimento che aveva caratterizzato la prima fase del conflitto, con i suoi successi sorprendenti, apparteneva ormai al passato. Guderian – che nella primavera del 1940 aveva vinto la campagna occidentale disobbedendo alle istruzioni – fu accusato di essere miope quando fece notare a Hitler che il nuovo ordine comportava inutili sacrifici. L’unica tattica propugnata da Hitler era ormai la «resistenza fanatica», senza tenere conto delle perdite, o della reale situazione sul fronte. La Wehrmacht uscì logorata dal primo inverno russo, mentre a Mosca le campane delle chiese suonavano a festa e i sacerdoti ortodossi andavano di casa in casa e di capanna in capanna con indosso i paramenti sacri e con i crocifissi sollevati per incoraggiare uomini e donne, giovani e vecchi a sacrificarsi per la madre Russia. Nei cinema di tutta l’Unione Sovietica venivano proiettate le immagini dei soldati dell’Armata rossa con gli indumenti imbottiti e le scarpe di feltro, mentre i tedeschi catturati – scalzi, senza cappotti né guanti – si esibivano in lugubri danze sul terreno ghiacciato per evitare di congelare. Per gli aggressori le situazioni disperate erano all’ordine del giorno. Spesso, in quei casi, l’unico aiuto veniva dal Pervitin.

Tossici – L’arma segreta del Reich – La droga nella Germania nazista, Norman Ohler, Rizzoli. Prefazione di Hans Mommsen. Traduzione di Chicca Galli, Rachele Salerno e Roberta Zuppet. Studenti, professionisti, lavoratori: tutti prendono il Pervitin. È una moda. Dilaga. È indispensabile. È comune come il caffè. È meglio del caffè. È più efficace. Più eccitante. È una metilanfetamina. La prima mai prodotta dal Reich. È una droga. Letteralmente. Di cui com’è lapalissiano che sia non fanno a meno neppure i gerarchi delle SS. Del resto qual è il connotato fondamentale di un regime se non il controllo delle coscienze? Il dittatore brama di essere dio, re, demiurgo, plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza, dunque sostanze che piegano la volontà sono indubbiamente indispensabili. Ohler indaga la relazione tra droga e potere, la banalità del male e l’ossessione per il controllo in modo potente e destabilizzante. Da leggere.

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