Libri

“Un’altra occupazione”

di Gabriele Ottaviani

All’uscita per Rockaway, non riuscì a trovare il cartellone pubblicitario della sua ditta, e che ti aspetti da quegli arraffoni che dovevano occuparsene? E perché tutti i jingle dei materassi erano migliori del suo? Il telefonino squillò di nuovo e David spense la radio. «Ti sto disturbando» disse Ruth. «Allora perché mi stai chiamando?» «Per sapere com’è andata a casa, sapere come stai.» «Bene, alla grandissima.» «E per dirti che mi sento meglio e che il tuo volo è appena arrivato al gate.» «Grazie. Tutto questo aiuto, come farei senza?» «Dove sei?» «Sto guidando, ecco dove sono.» «Avresti dovuto passare per Woodhaven.» Prese la svolta per l’aeroporto – la strada si incurvava e sobbalzava intanto che il sottopassaggio diventava un cavalcavia per poi diventare di nuovo un sottopassaggio – verso i terminal. Si mise a far girare il motore al minimo al terminal 4, tra una jeep color kaki e una berlina cotta dal sole che si stava spellando. Persone vestite per altri climi scorrevano sull’asfalto e si spogliavano. Si sporse oltre il cambio cercando di indovinare chi di loro fosse sangue del suo sangue. «Quindi è un sì?» disse Ruth. «Ci incontreremo?» «Chi?» «Io, tu e Yoav.» «Lavorerete insieme, sì.» «Intendo dire fuori dal lavoro. Per le vacanze.» «È la mia famiglia. Non la tua.» «Yoav è un bellissimo nome.» «Ruth.»

Un’altra occupazione, Joshua Cohen, Codice, traduzione di Claudia Durastanti. Yoav e Uri nel duemilaquindici, anche se sono solo dei ventunenni, in realtà vengono considerati già dei veterani, poiché hanno completato il servizio militare obbligatorio che vige in Israele. Durante il consueto anno di riposo e recupero che viene tributato loro dalle istituzioni in occasioni come quelle si trasferiscono a New York, dove Yoav ha un parente. Naturalmente è come se piombassero dalla sera alla mattina in un’altra galassia: tutto è diverso, difficile, strano, straniante, complicato, incomprensibile, e inizia sin dalle fasi più precoci una continua dialettica, un confronto tra qui e altrove. Finché un giorno qualcosa cambia, e la tensione fino a quel momento comunque tenuta a freno cresce in maniera esponenziale… Vivere è l’avventura più difficile, fare pace con il proprio io ne è il connotato indispensabile, e la realtà è allo stesso tempo oggettiva e soggettiva: Cohen scrive un romanzo intenso e coinvolgente, che sbugiarda le ipocrisie e smaschera gli infingimenti con cui punteggiamo la vita.

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