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“Terre di latte”

41yxiD3zR1L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

E si chinò a toccare il borsone poggiato sul tappetino vicino alle sue gambe, quasi a cercare salvezza nella sottana di raso di Angela, nei quadernetti di Serafino gonfi di conteggi e di foto, fino a tastare Bull, il pupazzo adagiato sul fondo della sacca come una reliquia. «Andrés…» disse. Ma lui, intento alla guida, non le badava più. Anche Serafino, quand’era al volante, diventava avaro di parole. Assorto, irrigidiva collo e braccia. Allora non c’era la strada provinciale né tantomeno l’autostrada, e nel percorrere l’unica via agibile per arrivare in città, suo padre dava l’impressione di vivere quell’attraversamento come una necessaria sospensione, un momento fervido di promesse, la possibilità di astrarsi e ripassare i suoi brani da attore. Dal posto di comando, con Angela accanto, riottosa e sofferente di stomaco, non rispondeva a nessuna domanda. «Papà, quando arriviamo?» gli chiedeva lei a intervalli regolari, seduta sul sedile posteriore con Andrés. La strada non aveva parapetti. Era il lamento del motore a commentare audacia e impudenze di un percorso frastagliato di pericoli. Le ruote, sotto la spinta caparbia dei pistoni tirati al massimo, stentavano ad arrampicarsi lungo le salite, svoltavano troppo incautamente, si lasciavano andare nelle discese costeggiando i dirupi. Passavano tra l’ombra nera della montagna, e il profilo della centrale elettrica tarchiata come un animale in agguato. Solo il fiume, gorgogliando sui ciottoli, dichiarava la sua presenza cristallina.

Terre di latte, Giuseppina De Rienzo, Manni. Le ferite della terra scavano l’anima e il cuore delle persone che l’abitano e che in quei luoghi affondano le proprie radici come cicatrici impossibili da cancellare, di cui sempre e per sempre resta costante la memoria. La terra coriacea e fragile allo stesso tempo, vulnerabilissima, la terra di latte di cui si parla è l’antica Irpinia, che il terremoto di trentotto anni fa ha messo in ginocchio, la terra dove Antonia e suo fratello Andrés, che hanno perso i genitori in un modo tragico e indimenticabile che si è fatto punteggiatura del loro esistere e ossessione macabra e ricorrente, hanno vissuto fino all’adolescenza. Ma esistono anche altre terre di latte, alimento che nutre per antonomasia, che lega al figlio la madre e viceversa, luoghi che vivono di contrasti ma che è nell’anima che esistono: è il loro cuore infatti il paese più straziato, e nel momento in cui, ormai adulti, si trovano ad affrontare il ritorno, hanno dinnanzi un bivio che bivio non è, una scelta obbligata, ovvero crescere. Al di là del senso di nudità e sradicamento, delle ossessioni, delle paure, delle nevrosi, delle fragilità, delle passioni e dei dissidi. Potentissimo.

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