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“Macbeth”

51WDEbIzi7L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Duff entrò nel suo ufficio, infilò il regalino per Ewan nella tasca della giacca e uscì subito. Al secondo piano, dove c’era la sede della Scientifica, gli dissero che Caithness era nella camera oscura giù in garage. Prese l’ascensore. A un certo punto, quando Caithness condivideva ancora l’appartamento con un’amica, lui era riuscito a farsi consegnare, in quanto responsabile della Narcotici, un paio di chiavi del garage. Lì la Scientifica aveva, tra le altre cose, un poligono di tiro per le analisi balistiche, un laboratorio chimico, una camera oscura dove sviluppavano le foto scattate sulle scene del crimine, e un’ampia area sul lato che dava sulla strada dove tenevano gli oggetti voluminosi da esaminare, in genere si trattava di automobili. Dopo l’orario di lavoro non c’era quasi nessuno che si fermasse a fare gli straordinari in quel sotterraneo freddo e umido: preferivano tutti salire negli uffici al secondo piano. Per un anno lui e Caithness si erano incontrati lì clandestinamente, in aggiunta all’appuntamento settimanale per pranzo al Grand Hotel, nella camera 323, prenotata a nome dei signori Mittbaum. Dopo che Caithness aveva comprato l’attico, lui, strano a dirsi, aveva sentito la mancanza di quegli incontri rubati. Quando aprì la porta e avvertì l’aria gelida del garage, pensò che lui e Caithness dovevano essere stati molto innamorati. Al centro del garage c’era la Volvo di Banquo crivellata di colpi. Era coperta da un telone, forse perché, mancando la portiera dal lato del passeggero, volevano proteggere le eventuali tracce dai topi che imperversavano di notte. Duff si fermò fuori dalla camera oscura e inspirò. La decisione era presa. Ora doveva solo passare ai fatti. I fatti. Abbassò la maniglia ed entrò nel buio. Chiuse la porta dietro di sé. Rimase lì in piedi e inalò l’odore di ammoniaca del liquido per sviluppare le foto, misto a quello del fissaggio, in attesa che gli occhi si adattassero.

Macbeth, Jo Nesbø, Rizzoli. Traduzione di Maria Teresa Cattaneo. È il più bravo di tutti. Certo, non va affatto per il sottile, anzi, è assai incline alla violenza. Ma è un poliziotto formidabile, e grazie al suo talento la sua squadra, in una città industriale sferzata dal vento della depressione economica e dell’abbrutimento morale e dalle raffiche di pioggia nera che si rovescia incessante mutando appena, di tanto in tanto, la propria mefitica intensità, riesce a portare a termine un’operazione di altissimo profilo. Per Macbeth, finalmente, potrebbero spalancarsi le porte della promozione. Del successo. Del potere. Del riscatto sociale, vista la sua condizione di partenza. Ma glielo lasceranno fare? D’un tratto, infatti, la paranoia si impossessa di lui, e lo trascina in un gorgo sempre più soffocante… Un thriller magistrale, da non perdere.

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