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“Città distrutte”

516Np-fQj+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Quanti non ce ne saranno che non sono neppure come Pietro, che non solo scappano, non solo sbagliano, non solo servono, ma non sanno ancora neanche dove sta di casa il significato di essere uomini a viso aperto, di essere uomini e non servi o conigli o cannibali? È questo che mi domando, mentre vi faccio il repulisti della mia miserabile gioventù. È questo che oggi mi fa per la prima volta capire che, dopotutto, sono sempre io il più fortunato, non fosse altro che per avervi incontrato». Ammette che “sotto certi riguardi, e soprattutto nell’indole, io sono rimasto il fascista che ero. Un fascista quale appunto mi fecero e mi impastarono, strada facendo, un po’ a mia insaputa, ma anche per mia indolenza e viltà, il regime di allora, la gretta educazione della famiglia, la classe spuria da cui provengo e anche la sfortuna che sempre, fin dalla nascita, provò gusto a perseguitarmi”.

Città distrutte – Sei biografie infedeli, Davide Orecchio, Il saggiatore. Postfazione di Goffredo Fofi. Éster Terracina, Eschilo Licursi, Pietro Migliorisi, Betta Rauch e tanti altri personaggi ancora: sono loro i protagonisti di queste storie che Orecchio racconta dando alla luce un collage assai ben amalgamato e vivace che è tenuto insieme da un minimo comune denominatore, quello che poteva essere e che però invece non è affatto stato. Perché se è vero come è vero che non è mai troppo tardi per essere quel che si desidera, è altrettanto reale il fatto che l’esistenza è fatta di scelte, e che necessariamente nel momento in cui si imbocca un bivio non si può più tornare indietro, e quindi di volta in volta alla vita che si vive si sommano tutte le alternative eventuali non praticate. Orecchio, con stile magnifico e raffinatezza da archeologo che spolvera delicatamente un prezioso, fragile e piccolo reperto che ha trovato in terra durante uno scavo, narra di una giovane desaparecida che regala la propria identità a una compagna di cella, di un anziano bracciante molisano che non riesce a trovare riscatto nemmeno come deputato del Pci dopo che ha già trascorso tutta un’esistenza all’insegna del fallimento, di una poetessa che muore senza aver pubblicato neppure una riga e di tutte le nostre rassicuranti e frustranti incompiutezze.

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