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“Nazionalismo italiano, nazionalismo francese”

31iUWxQJTwL._AC_US160_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il carattere storico della crisi che attraversa l’Italia è assai meno sociale, assai più antinazionale. Ciò è provato dal fatto inconfutabile che a determinarle a oggi possederla hanno collaborato tutte le forze disfattiste avverse alla guerra e alla vittoria, con lo scopo confessato o inconfessato di distruggere il patrimonio nazionale di quelle, colpendo decisamente lo Stato e la Nazione. Oggi l’azione disfattista, come dimostra l’analisi fatta a Reggio Emilia, è arrivata a tal punto che giunge perfino a trovare la sua giustificazione e la ragione di continuare ad essere nel disfacimento compiuto. Dall’avvento di Nitti al potere il governo è stato complice, se non spesso autore di quest’opera antinazionale, che ha per fondamento l’amnistia ai disertori, la defezione dello stato negli scioperi dei pubblici servizi, la diffamazione dell’Esercito e dei suoi Capi vittoriosi, la politica di dissoluzione economica fatta a benefizio di singole posizioni plutocratiche, la politica antinazionale in Adriatico, l’invocazione delle “masse” contro l’impresa liberatrice di d’Annunzio. Il gabinetto Giolitti ha continuato quest’opera di complicità. I resultati sono oggi visibili a tutti. Le forze per opporsi a questa crisi antinazionale esistono: sono nel paese in nuclei organizzati (fascisti, nazionalisti, leghe antibolsceviche) ma soprattutto nel consenso, nell’attesa della maggioranza, compresa in questa la massa operaia, che vuole siano ristabilite le condizioni del governare. Sono, per la difesa della vittoria in Adriatico, tutte le forze armate o non che ubbidiscono a d’Annunzio, a Millo e che non intendono abbandonare al nemico le terre liberate dai nostri soldati. Queste forze ultime sono impegnate all’azione nel caso di rinuncia. E poiché, nel caso di rinuncia, l’azione non potrebbe essere limitata al territorio abbandonato ai jugoslavi, dovrebbe necessariamente allargarsi e contrapporsi decisamente al governo. Il carattere antinazionale della crisi è ancora provato dal fatto che, pur essendo il paese stanco, non vi sarebbero forze militari organizzate che si opporrebbero a d’Annunzio e a Millo, in favore del governo, ma entro le forze nazionali potrebbero agire soltanto, per guerra civile, le forze rosse. Andare incontro alle forze nazionali è però oggi possibile con un atto di semplice volontà, non con un atto rivoluzionario o reazionario. Basta proporsi di restaurare l’ordine all’interno e il prestigio all’estero. Senza provocazioni. Mantenere la difensiva in Adriatico è possibile perché, concluse le paci con tutti i nemici, il nostro armistizio, scomparso il contraente, è un atto internazionalmente perfetto e che può automaticamente considerarsi definitivo. Con la Jugoslavia, nostra alleata, noi siamo in pace e abbiamo soltanto una divergenza di confine. La nostra difensiva ferma la voce di fronte alla necessità di farci guerra. Rispetto agli Alleati e all’Associato, si può fermamente affermare che ormai la coalizione utile all’Italia, costituitasi durante la Conferenza e durata anche dopo la partenza di Wilson dall’Europa, sia cessata e l’Italia possa risolvere la questione adriatica con difficoltà minime rispetto a quelle già opposte da Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Con la difensiva in Adriatico e una politica soprattutto economica, che dia conferma della nostra permanenza in tutte le terre redente e risolva i nostri rapporti in Fiume, tutte le forze nazionali sono restituite alla loro funzione nell’ordine e nella legalità. Restaurare l’ordine all’interno è possibile perché si tratta di ristabilire le condizioni del governare, contro le quali agiscono minoranze che, sebbene armate, hanno dato prova anche negli episodi di ieri, di non avere alcun proposito deciso di sostenere la benché minima lotta.

Nazionalismo italiano, nazionalismo francese – Gabriele D’Annunzio e Roberto Forges Davanzati, Filippo Sallusto, Aracne. Prefazione di Giuseppe Parlato. Roberto Forges Davanzati, nato a Napoli nel milleottocentoottanta (e morto a Roma nel millenovecentotrentasei) da Domenico, il cui nome darà al figlio, produttore cinematografico, e Virginia Folinea, dottore in lettere di giovanili furori socialisti ma poi esponente di spicco del cosiddetto fascismo intransigente, parlamentare, giornalista e finanche, tra le molteplici altre cariche ricoperte, che si vanno a sommare alle numerose onorificenze di cui fu insignito e persino alla conduzione del programma dell’EIAR di propaganda Cronache del Regime, presidente dal millenovecentoventinove al millenovecento trentatré della SIAE, è stato uno dei massimi teorici e interpreti del nazionalismo, nonché proprietario di un interessante e prezioso archivio fatto pure di carteggi, in cui non mancano gli inediti, con interlocutori illustri come Gabriele D’Annunzio e Maurice Barrès, il più illustre rappresentante del nazionalismo francese, in costante contatto col poeta che amava farsi definire vate: il volume, curatissimo, è una testimonianza storica di indiscutibile prestigio.

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