Libri

“Trenta giornate”

51xa6Exr2iL._SX341_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La storia della pirotecnica nasce nel primo millennio dopo Cristo in Cina. A essere precisi tra il Seicento e il Settecento, quando Roma “non era più Roma” e Bisanzio era il baricentro della cultura occidentale. Costantinopoli rimase baluardo di un passato glorioso fino al 1453, quando l’impero ottomano s’impadronì del Corno d’oro nonostante l’uso del fuoco greco, una sostanza liquida altamente infiammabile, usata dai bizantini durante le battaglie navali e celata ancor oggi nel mistero più assoluto. Un’arma terribile, che non conosceva ostacoli e bruciava tutto provocando colonne di fuoco atroci e micidiali. Il lettore attento si starà domandando se non sia passato a leggere un altro libro in questo veloce riassunto e, per certi versi, mi troverebbe d’accordo. Ma quello che combinò Paoleo, inconsapevolmente e tuttavia con precisione a tratti “storica”, rimanda a quanto sopra accennato. Ma andiamo con ordine. Il “nostro” vive a un centinaio di metri dal campo della Virtus; un metro e settanta per cento chili, segni particolari: nessuno. Passioni: la Virtus e i fuochi d’artificio, soprattutto quelli di fine anno. Ogni occasione era buona per far esplodere qualcosa, fosse un petardo, una “miccia” o altre diavolerie.

Trenta giornate, Antonio Segna, Imprimatur. Malerio, Elpesse, Pompeo, Atoni primo, Teie, Digiuse, la voce narrante della storia, il fratello della voce narrante, Atoni secondo, Mariangelo, Linto, Joe, Atoni terzo, Marcape e Torba: eccola, la formazione della Virtus, che se la vede in campionato con Real Campese, Fulgor Tremignon, Tezze, Pozzoleone, Real Stroppari, Pro Illasi, Bonifacense, Pro Poianella, Alte Ceccato, Camisanense, Bolzano Vicentino, Real Brendola, San Marinense, Pro Montecchio e Vini Negrar. Sedici squadre, trenta giornate. Tra andata e ritorno. Nel profondo e misterioso, perché poco indagato dalla letteratura e dal cinema, Nordest. Ogni settimana uno scontro diretto: in palio la vittoria, la salvezza. Come nella vita. Specie quando si hanno vent’anni e si cerca il proprio posto nel mondo, e la quotidianità dello spogliatoio è la condensazione e insieme la metafora dell’esistenza di ognuno di noi, in tutti i suoi colori. Ironico, profondo, lirico: un gioiello prezioso, un’occasione da non sprecare. Come un rigore quando è già scaduto anche l’ultimo minuto di recupero…

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