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“Di profumata carne”

51PiNQVJmGL._SX319_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non lo aspettava, Lucas. La sua presenza lo inquieta. Si alza più fulmineo di uno scolaretto intimorito dall’arrivo in classe del preside. Sta per completare il giro della scrivania per scostare la sedia e farlo accomodare, ma si inciampa nei suoi stessi passi. Ruzzola in avanti come un perfetto idiota a caccia di mosche inesistenti. Si ricompone a fatica, prova a darsi un contegno riassettandosi la giacca da pieghe immaginarie e sistemandosi il nodo della cravatta perfettamente in ordine. Il Giusto, che ha già preso posto di suo, gli intima di fare altrettanto e di comportarsi da uomo responsabile delle proprie azioni. Gli parla con le mani giunte in modalità di preghiera, ma non come segno di implorazione, bensì come messaggio non verbale mirato a incutergli soggezione.

Di profumata carne, Igor Damilano, Cinzia Lacalamita, Imprimatur. Lilith uccide per mestiere. Per professione. Per piacere. Per amore. Anche quando nessuno le commissiona il delitto. Perché ama la morte. Che le ha strappato la madre nel momento del parto. Il padre è un fuggiasco. Lilith è crudele. Ma deve fare i conti con Lucas, che è come un fuoco che le brucia sotto la pelle, che dà molto ma si prende tutto, che è per lei schiavitù, dipendenza, ossessione. Mentre il Sistema, come l’antica Moira, il fato contro cui nulla potevano finanche gli dei, si libra come una babelica costruzione alla ricerca della perfezione e di un suo sempre più stabile equilibrio… Potente, allegorico, travolgente, ben scritto e perfettamente e coerentemente bilanciato.

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