arte, musica

Aforismi, Otello, la storia

download.jpgdi Giuseppe Mario Tripodi

Aforismi su “LA STORIA” (Roma, Squilibri 2018) l’ultimo libro – CD di  Otello Profazio

L’aforisma non è una battuta geniale scappata al letterato o al filosofo negli interstizi del loro lavoro; l’aforisma è il distillato della letteratura e della filosofia.

Arcidiavolo

Di Otello scrivemmo, in dialogo con Carlo Ferdinando Russo, un ritratto critico sulla più importante rivista culturale italiana del Novecento ( Belfagor, n. 3/2012, pp. 289-308). Prima di lui i calabresi assunti nell’Olimpo dei Russo erano stati soltanto Corrado Alvaro (Ritratti di G. Pampaloni, 1948, pp. 60-64, e di P. Sergi, 1958, pp. 325-340)) e Saverio Strati (Ritratto di G. Tripodi,  2010, pp. 303-323).

Semiotica

A Otello, forse perché non ha tempo per leggere i trattati, piacciono gli aforismi. Ne ricorda, dai tempi del Liceo Campanella, uno di Eraclito che parla del Dio che in Delfi che non dice (oute lègei) non nasconde (oute krùptei) ma accenna ( allà semàinei) e lo applica al dialogo con il pubblico durante le  sue esibizioni: lui non propone verità rivelate, non nasconde il suo pensiero per pochi eletti ma manda dei segnali che devono essere colti dagli ascoltatori perché il miracolo della comunicazione artistica si compia.

Contraddisse e si contraddisse

Quattro parole, scelte da Sciascia come propria epigrafe, che rendono bene la personalità del cantastorie. Ma bisogna aggiungere, per completare, un paradigma hegeliano: Profazio negli altri critica sé stesso e in sé stesso critica gli altri.

Otello e Musolino

Otello crede, la modestia non è una sua virtù, di essere il più famoso calabrese dopo Musolino, il brigante che tale fu reso dalla giustizia del suo tempo: summum jus summa iniuria, tanto per essere in linea con la contraddizione.

Egoismo

Otello è il primo ammiratore di sé stesso. Ciò sembrerebbe mal conciliarsi con le appartenenze politiche (anarchia, socialismo) che egli professa da lungo tempo. Lo possiamo assolvere alla luce di una detto di Nietzsche che risale al periodo de La Gaia Scienza:  “L’egoismo è stato diffamato proprio da coloro che più lo hanno esercitato; avevano bisogno di inibirlo negli altri perché il proprio non trovasse ostacoli!”.

Anteo   

La forza di Profazio risiede nella madre terra calabra; se ne allontana solo per brevi periodi e solo per ritrovarla nelle Calabrie disseminate nel mondo da  centocinquanta anni di emigrazione.

Aforismi musicali

La discografia profaziana finora ha proceduto per monografie. L’ultimo disco (La storia, Squilibri 2018) contiene 18 tracce che, a parte alcune canzoni, sono una summa di aforismi.

L’ultimo cantastorie

I pezzi musicali che Profazio ha approntato in questo CD sono il distillato e l’antologia della sua carriera. Sin dall’adolescenza ha mescolato canto, cultura popolare e vita  senza più riuscire a districarli e a districarsene.

Spot

Dopo Profazio non ci saranno più cantastorie e, soprattutto, non ci saranno più “personaggi”. Sono finiti. Bisogna approfittarne.

Traccia n. 1, La Storia, ballata consolatoria del popolo rosso.

a) anarchia

Profazio ha dichiarato apertamente la sua anarchia; andate su You tube ed ascoltate Addio, Lugano bella! cantata da lui, Giorgio Gaber, Lino Toffolo, Enzo Iannacci  Silverio Pisu. Ironicamente fa rizzare il pelo.

E Pia Zanolli, compagna di Bruno Misefari l’anarchico di Calabria, dichiarava che quel canto in bocca a Otello diventa sublime.

b) Comunismo

Ignazio Buttitta è stato comunista non pentito. Lui vivo, di comunisti pentiti ce n’erano pochi. Non come dopo l’89 che tutti pentiti furono, o quasi tutti. Sapeva che  l’uomo del cambiamento, costretto a raccogliere spine e a seminare all’acqua e al vento, aveva bisogno di essere consolato e incoraggiato; per questo si scusava di non saper prevedere quando il sole avrebbe finito  di asciugare le piaghe della terra.

c) Anarco-comunismo

La canzone eponima del disco, LA STORIA, é  sintesi dialettica, un’idea politica in cui il comunismo messianico di Buttittta viene “corretto” con l’umanesimo profaziano: compagno, so che tu aspetti la vendetta con le braccia levate al cielo ma io ti devo ricordare che l’odio è analfabeta e scrive pagine  lorde di sangue, anche sgrammaticate.

Traccia n. 2 Streghe

Scetticismo

Streghe, maghi, sirene, miracoli, santi e dischi volanti; e noi?

I soliti creduloni! Beviamo ciò che ci raccontano e non crediamo a noi stessi. La storia non cambia verso e nemmeno rima.

Traccia n. 3 Quant’è bella la Calabria

Scetticismo n. 2  

Profazio è profanatore di luoghi comuni; anche, anzi soprattutto, di quelli di casa sua.

L’aveva già fatto con le profaziate. Simplicio si lamentava che la stampa nordista vedeva un delinquente  dietro ogni stroffa (ogni cespuglio per gli svizzeri); e Sagredo si dichiarava d’accordo «… e mi dichiaru an solitu cu vui / chi non e bberu! / pirchì arretu ogni stroffa / di delinquenti nci ndi sunnu ddui!».

Traccia n. 4 Il Ponte

Scetticismo n. 3: il falso progresso voleva costruire ‘lu Ponti’.

Il Ponte e le illusioni, ovvero siamo calabresi e siciliani e vogliamo fare gli americani. Ormai, anche senza Lu ponti, siamo on-line.

Avanziamo lo stesso?

Sì! Sulla sedia a rotelle.

Traccia n. 5: Gioiuzza cara

Carpe diem in salsa calabra!

Traccia n. 6, Lu cori di la donna

Miserere masculorum!

Il cuore di donna è come il fondo del mare: non può essere scandagliato.

L’uomo crede di avere tanta forza da poterla abbandonare in qualsiasi momento.

Ma quale forza?

Con il sorriso, con un capello, ti trattiene.

Per non parlare della forza del pilu di cunnu: tira più di un bastimento, tira chiù iddhu a la nchianata chi na paricchia di boi a la calata, faci tornari la chiumara a la muntagna d’undi partiu.

Traccia n. 7, Cori di canna!

Pochi versi stravaganti di un uomo d’onore d’altri tempi cui Otello ha prestato la sua inconfondibile voce!

Traccia n. 8: Donna Vicenza.

Calco di ‘Bocca di Rosa’ di De André che, a sua volta, era stato calco di Brassens (Brave Margot!); senza la tragedia del gattino trucidato e con la solita ironia del Bardo di Pellaro: il marito della generosa cadde dalla pianta di petrusinu senza farsi male  e lei, ‘donna di cori’, ha continuato ad elargire le sue grazie!

Traccia 9 Santo Nicolò …

Piccola agiologia profaziana! Più che blasfemo, in questa come in molti altri suoi lavori a sfondo religioso, Otello è solo dissacrante, di una dissacrazione che riconduce la religione al mondo degli uomini(ricordate Feuerbach). Ma anche a Jean Leclercq, massimo studioso di San Bernardo: “ Santo è un cristiano che resta un peccatore, nel modo singolare in cui ciascuno lo è con i suoi doni e i suoi limiti, la grazia del perdono che ha ricevuto, la forma di umiltà che gli è stata accordata a prezzo di umiliazioni che restano il suo segreto”.

Traccia n. 10 La  democrazia

Un’antica profaziata divenuta canto dissacrante contro la trasformazione delle istituzioni democratiche  in greppie per politici di professione.

Tracce n. 11 e n. 12: Inno dello statale e A frunda.

Inno (un po’ qualunquista?) dei parassiti che, nella seconda parte, diventa uno struggente canto di lavoro e di miseria evocante la Calabria pre-industriale: lavoro minorile e fame atavica a braccetto.

La produzione artigianale della seta si basava sull’alimentazione del baco con fronda di gelso. Le mamme davano ai loro bambini poco pane e grandi sacchi da riempire di fronda.

Donde l’invocazione al commerciante di fronda di chiedere alla mamma un “cuddhura  tunda”, un pane circolare, che bastasse almeno per i due giorni di lavoro fuori casa.

Traccia 13 Donni assassini

Il canto pencola tra denuncia della guerra (petri di la via comu non ciangìti / quando vidìti pàrtiri surdàti ) e stereotipi antifemministi: donne che poco si curano della morte del  promesso sposo al fronte perché hanno l’amante di riserva e poi ballano, fumano e si dondolano (si nnàcanu) senza dignità.

Traccia 14 Mi ndi vaju

Canto del forestiero che non può stabilire legami affettivi duraturi e che è sempre con il piede sulla strada, con il cielo per letto e un ‘carduneddu amaru’ per cuscino.

Traccia n. 15 Ti salutu Bova.

“Spartenza” è una parola dura, indica la separazione dal paese delle origini ed anche il “sentirsi disseminati nel mondo, sradicati” (Heidegger); questo canto di emigrazione, che Profazio ha ricevuto dalla viva voce di una donna bovese che ha dovuto abbandonare la Calabria, testimonia il dolore, le lacerazioni affettive, familiari e comunitarie ( li muntagni e la marina, la mamma e gli amici, le mura e lu casteddhu, l’amore e la ruga).

Traccia n. 16 L’America…!

Ancora sull’emigrazione, sfruttando diversi registri: dal comico al tragico passando per l’invettiva.

Traccia n. 17 Australia!

Emigrazione ed alienazione calabra nella terra dei canguri.

Traccia n. 18 L’orfano

Nella guerra tra eredi l’unico orfano rimane il morente.

 

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