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“Wasteland”

51JmGfCk9IL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Morire a Ludlow è un po’ come non essere mai esistiti. Seppelliti oltre la ferrovia, dietro un recinto di legno, grande quanto la gabbia di un cane. Non ci sono sentieri per raggiungere il cimitero. Bisogna scavalcare i binari a piedi, di corsa, inciampando tra pietre appuntite e ferraglie roventi. Il cancelletto è aperto e cigola con il vento. Una foresta di croci in legno senza nomi e senza foto. Cinesi, messicani, donne, bambini. Mescolati, confusi, sotterrati e dimenticati. Al posto dei fiori montagnole di ciottoli. Sull’unica croce bianca, il peluches di un orsetto bruno. Fuori dal recinto, una scia di Cadillac corrose, capottate, scappottate, squarciate, sverniciate. Sulla fiancata di una roulotte senza più vetri, una scritta sbiadita: «Rand Mine District Office». Qualche attrezzo spezzato, cartelle di documenti ingialliti, scheletri di sedie e scrivanie ammuffite. Oltre i binari, verso la Route 66, il ghigno di un piccolo demone dipinto sui cocci della stazione, spaventa i vagoni di passaggio. Le fondamenta di una vecchia osteria poggiano sventrate su un letto di sabbia dura, tra friggitrici, antichi freezer e pentole annerite. Poco distante, un hawaiano in camicia e bretelle esplora le stanze distrutte di una strana casetta. Il tetto a punta, le pareti ondulate di un verde acido, i balconi crollati.

Wasteland – Viaggio nella California dimenticata tra città fantasma e deserti addormentati, Alessia Turri, CIERRE. Introduzione di Lucia Turri. California. Il nome di uno degli stati degli USA. Forse, in assoluto, il più celebre. Appena se ne sente il nome vengono alla mente San Francisco. Los Angeles. Hollywood. Beverly Hills. L’oceano Pacifico. Le spiagge bianche punteggiate di palme e popolate di surfisti. Ma lo stato di Sacramento è molto altro, evidentemente. E Alessia Turri, con intensa dovizia di particolari e per il tramite di un corredo meraviglioso di immagini che ricreano l’atmosfera del new journalism di cui è imperatrice assoluta Joan Didion, che non a caso è proprio di Sacramento, come Jessica Chastain e la Greta Gerwig che ha riprodotto con Lady Bird l’adolescenza dei trentenni d’oggi, narra a tutti i suoi lettori l’altra faccia della luna. Non necessariamente oscura, ma certo meno glam. Il che non vuol dire automaticamente meno interessante, anzi. Solo insolita. Inconsueta. Non canonica. Meno spocchiosa. Da scoprire. Fatta di comunità addormentate, città fantasma, prigioni abbandonate, deserti, cespugli di amaranti, terre riarse, vento, sabbia, sole, persone senza fissa dimora, miniere, rifiuti, camperisti, pastori, hippie… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione al mondo.

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Una risposta a "“Wasteland”"

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