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“Petrolchimico”

5175hVSBC-L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La durezza di questi scontri fra correnti nella Federazione del Pci veneziano e la lotta fra di noi mise a dura prova il sindacato e il partito: discorsi e uomini vennero bruciati in pochi anni. Il mio impegno nella segreteria dei chimici durò sei mesi, il tempo che mi ero impegnato con il compagno Perna. Al mio rientro in fabbrica divenne segretario della Filcea un altro operaio del Petrolchimico, il compagno Corrado De Gobbi, delegato del Pr/19 (caprolattame), poi un operaio della Pirelli di Milano, un certo Renzo Baricelli. Dopo di lui si provò a far eleggere Cacciari, ma il suo nome aveva la contrarietà dalle fabbriche ex Montecatini, perché era stato vicino a Potere operaio; anche al Petrolchimico c’era chi non lo voleva perché riteneva Perini il candidato “naturale”. Alla fine si elesse Paolo Perulli, legato a Cacciari, mentre il compagno Piovesan, ancora il vero segretario dei chimici (soprattutto delle vecchie fabbriche), trovò lavoro come amministratore della cassa integrazione e del fondo malattia aziendale. La stessa uscita di scena toccò poi al segretario della Camera del lavoro Umberto Conte, sostituito con Neno Coldalgelli, mandato da Roma, e al segretario dei metalmeccanici Giuliano Ghisini, sostituito credo dal socialista Luigi Covolo. Il ricambio nel Pci veneziano non fu da meno: in segreteria prima arrivò il romano Enrico Marrucci e, successivamente, fu “commissariata” dal centro con l’arrivo di Rino Serri, che sostituì Spartaco Marangoni, il quale si allontanò dal partito per sempre. Stessa sorte toccò al responsabile della zona industriale di Marghera, Granziera.

Petrolchimico – Autobiografia di un sopravvissuto, Pietro Trevisan, CIERRE, a cura di Gilda Gazzara. A Marghera c’è persino un poliambulatorio di Emergency, che conosciamo per il suo impegno nelle zone di guerra: Porto Marghera, una delle più grandi zone costiere industriali del vecchio continente, che si estende per oltre duemila ettari, è infatti un luogo di grandissima importanza. Il Petrolchimico è stata una fabbrica prestigiosa, che ha avuto una fine ingloriosa, che ricorda per certi versi, cambiando quel che dev’essere cambiato, perché certo non si può mai generalizzare né tantomeno far parti uguali fra disuguali, le parabole di Bagnoli o dell’ILVA, laddove è parso che si sia chiesto ai lavoratori se preferissero morire di malattia o di fame, perdendo quel lavoro che è fonte di reddito, emancipazione e dignità. Pietro Trevisan ha vissuto la fabbrica. Vi ha lavorato. L’ha amata. La ama. Critica con fierezza e rigore morale gli errori. Smentisce e scardina i pregiudizi. Racconta un’epopea economica, politica, sociale, etica, culturale. In modo vibrante, appassionante e commovente. Che fa riflettere.

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