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“Parole e polvere”

51P+kpG10LL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ecco il gigante che arriva. Vedi gli spruzzi, l’acqua si muove. Anche stavolta ci spero. Vengo ogni anno. Questa è la spiaggia: San Ignacio, in Messico, nella “Baja”. Parton le barche per la laguna. Là, ce ne sono tante. Là, siamo in mezzo al mare. In mezzo alla baia, con le acque calme. Con l’occhio vigile sull’orizzonte, verso un segnale. Eccola là, che spruzza e s’immerge. Quando mostra la coda s’immerge. Meglio puntare su un’altra. Eccola qua, d’un tratto, a pochi metri da noi, dalla nostra barchetta. L’occhio che ci scruta serio, mentre ci naviga accanto. Ora siam fermi. Passa e ripassa di sotto, ch’è un sommergibile vivo, che non finisce mai. Che se ha un brivido siam tutti di sotto. Ma è delicata. Ci sfiora e risale. Sbruffa e ci guarda di nuovo, con il muso grigio, la bocca come una ruga che se s’apre t’inghiotte. Come Giona o Pinocchio. Meno male ch’è sdentata. Poi si fa accanto. Appoggia il muso sul fianco, per curiosare, pare che voglia saltare qui dentro. E noi, tutti, con le mani tese, ad accarezzarle il testone, e lei che s’avvita e s’immerge. Per far la timida. Poi là, nuotando, ci mostra il suo fianco. Per un momento il dorso rimane a flottare, a mo’ d’isolotto, pieno di conchiglie di cirripedi, che sembrano licheni sulla roccia. Roccia oceanica. Diversa, dalla pelle linda e lucida dei balenotteri, che qui vedon la luce.

Parole e polvere – Taccuini di strada: Eurasia, America e Africa, Paolo Brovelli, CIERRE. Nella nostra società l’immagine ha un ruolo fondamentale e preponderante. Spesso, in realtà, addirittura prepotente. Ormai è divenuta una frase formulare: la dittatura dell’immagine. E ciò che non è bello, che non risponde al canone, non è accettato. È rifiutato. Respinto. Rifuggito. Reputato di poco valore. Ma considerazioni di questo tipo sono esattamente quelle da cui ci si dovrebbe tenere il più lontano possibile chi viaggia. Perché il viaggio è comunicazione. È contaminazione. Dialogo. Tornare diversi da come si è partiti. Perché si è appreso qualcosa d’altro. Spostarsi per conoscere, non per andare solo da A a B, magari senza nemmeno osservare la strada e la sua bellezza perché serve solo di risparmiare tempo e benzina grazie al navigatore, per arrivare prima in un punto delle cui peculiarità poi non si è affatto in grado di godere. E così Brovelli, che è un geografo, e quindi conosce l’ambiente e lo spazio, e sa perfettamente quale ne sia la valenza nel mondo contemporaneo e l’influenza sulla vita di ogni giorno, non accompagna con immagini le parole, bensì è proprio attraverso queste ultime che conduce il lettore nelle più recondite e interessanti profondità delle strade del mondo e della vita. Da non perdere.

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Una risposta a "“Parole e polvere”"

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