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“Mai un eroe”

41fMFBqJ8bL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Appena entrammo da Tucker Pawn, compresi quanto ridicole fossero state le mie supposizioni. Non eravamo al college e quelli non erano ragazzi delle confraternite, erano uomini adulti. Non facevano a chi beveva di più, né si comportavano da stupidi. Si limitavano a passare del tempo insieme e parlare, seduti su un divano floscio e su alcuni vacillanti sgabelli da bar. Ridevano molto, ma era più un incontro per passare un’ora o due all’insegna del cameratismo fra adulti che dello sbronzarsi di brutto. Nick mi presentò a tutti nella sala. C’erano Paul, che già conoscevo, e il suo compagno El, che era il proprietario del banco pegni. C’era Denver, l’amico di El – che immediatamente riconobbi come l’Eroe della squadra di trasloco di Regina – e il suo ragazzo Adam, che sembrava timido quasi quanto me. La terza coppia nella stanza era composta da Jason – che possedeva un night club ma che, a quanto pareva, non aveva ancora aperto, perché era troppo presto – e il suo compagno Michael. Un uomo solo completava il gruppo, Nathan. Mi tolsi la giacca e ce la misi tutta per non sentirmi a disagio per via del mio braccio, amputato e nudo, che spuntava dalla manica della maglietta di Superman. Mi guardai intorno, cercando di capire se avevo qualche possibilità di integrarmi in quel gruppo. Denver ed El facevano più rumore di tutti e io preferii restare alla larga da loro, piuttosto che rischiare di attirare la loro attenzione. Non perché mi sembrassero cattivi, ma perché sapevo che non sarei mai riuscito a tenere il passo con la loro conversazione. Trovai uno sgabello vuoto e mi ci appollaiai sopra. «Possiamo andarcene subito, se vuoi,» mi disse Nick. «Sto bene.» Ma non sapevo se fosse vero o no. Nick se ne andò a cercare un bagno e io me ne rimasi seduto lì da solo, sentendomi nervoso e dimenticato, finché Adam non mi portò un drink. «Nemmeno io sono proprio il tipo da feste,» mi disse a bassa voce. Risi, più per nervosismo che per genuino divertimento. «È tanto evidente?» Lui mi sorrise. «Il simile riconosce il simile, sai che cosa intendo?» Si guardò intorno. «A volte, mi fanno ancora innervosire, ma sono tutti simpatici, giuro.»

Mai un eroe, Marie Sexton, Triskell. Traduzione di Chiara Fazzi. Owen ha un’amputazione congenita del braccio. È balbuziente. È gay. Sua madre lo disprezza. Vive a Tucker Springs. In un appartamento. Più o meno come un monaco di clausura. Nick è un veterinario. È sexy. Aitante. Sicuro di sé. Si è appena trasferito al piano di sotto. Owen si innamora. Nick lo fa stare bene. Come nessuno mai. Nick ha una sorellina. Che ha un’amputazione non troppo dissimile da quella di Owen. Che lo travolge col suo entusiasmo. Si iscrive a un corso di pianoforte. Iscrive anche Owen. Lo costringe a prendere parte con lei a un recital. Owen non può dirle di no. Anche perché così può passare più tempo vicino a Nick. Ma ogni volta che si avvicina a lui Nick si ritrae. Perché? È il momento di scoprirlo. Perché la vita non aspetta. E nemmeno la felicità… Intenso e avvincente, ben scritto e credibile, si legge con facilità ed estrema piacevolezza.

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