Libri

“I topolini di Nowy Świat”

Alberto-Rizzi-I-topolini-di-Nowy-Swiat.jpgdi Gabriele Ottaviani

Incominciamo con l’abitazione varsaviense. Questa si trovava al secondo piano della Casa Wedel, con l’ingresso in via Szpitalna ma con l’affaccio sulla vasta piazza degli Insorti di Varsavia (Powstańców Warszawy). Casa Wedel è un imponente decaduto condominio mansardato, datato 1893, fatto erigere in stile del rinascimento francese dal primo titolare della rinomata fabbrica di cioccolato Wedel che qui aveva anche il negozio, ricordato da Malaparte in Kaputt per le sue vetrine infrante al tempo dell’occupazione nazista. Durante quel periodo, proprio nel piano che avevo preso in affitto era stato tenuto uno dei tanti corsi universitari clandestini della città, con rischio della vita per docenti e allievi. L’elegante e luminosissimo appartamento, a cui si accedeva per delle sporchissime scale – ma senza confronto con quelle che avrei visto nel 1998 nella casa dell’ambasciatore italiano a Kiev! – comprendeva quattro vani, corrispondenti alla metà della superficie originaria ma comunque molto spaziosi e dai soffitti altissimi. All’inizio pensavo di ammobiliarlo solo parzialmente dato che mi si era offerta la casa a Cracovia, ma quando le cose in quella città assunsero una brutta piega, decisi di arredare tutto l’appartamento e lo feci veramente bene, grazie anche all’aiuto di Renata Machulec bibliotecaria dell’Istituto e della mia segretaria personale – una benevola concessione questa dell’Ambasciata – la brava e simpatica Claudia Ferenc Terri, un’italiana rimasta a Pola che aveva sposato un polacco, con la quale comunicavo nel mio dialetto veneziano, vicinissimo a quello istro-veneto. Nella nuova abitazione potevo invitare molte più persone che in via Smolna, tanto che si era sparsa la fama delle mie spaghettate serali innaffiate con pregiati vini italiani che ora l’Ambasciata permetteva di procurare mediate tir adibiti a traslochi. I consueti invitati erano gli allievi delle mie lezioni di storia dell’arte, giovani e non, e tra gli altri voglio qui almeno ricordare due entusiaste anziane signore di nome Sofia e inoltre l’archeologo Tadeusz Baranowski, che avrei rivisto spesso a Venezia quale mio ospite. Ma oltre a questi incontri informali diedi dei veri e propri ricevimenti per un centinaio di persone utilizzando una squadra di sette camerieri specializzati nel genere.

I topolini di Nowy Świat – Ricordi di sei anni nella Polonia di Jaruzelski (1981-1987), Alberto Rizzi, CIERRE. Nella longlist del Premio Comisso. Alberto Rizzi, nato a Venezia settantotto anni fa da padre veneziano storico della medicina e da madre armena esule da Costantinopoli, è uno storico dell’arte di chiara fama, che due settimane prima del colpo di stato del generale Jaruzelski si trasferisce in Polonia come diplomatico culturale per sei anni e fino al suo ritorno, quando scopre che per tutto il tempo è stato continuamente pedinato perché ritenuto una spia, organizza anche un nuovo Istituto Italiano di Cultura alle dirette dipendenze della Farnesina, il Ministero degli Affari Esteri. I topolini del titolo sono quelli che vede ogni sera dalle vetrine di un negozio di animali a Nowy Swiat mentre penetrano di soppiatto nelle gabbiette degli uccellini addormentati per mangiare il becchime che i volatili non hanno consumato nel corso della giornata. Così vivono anche i polacchi a quel tempo: per loro la libertà è un pugnetto di briciole da sottrarre all’oppressore mentre ha lo sguardo volto altrove. Questo libro intenso e coinvolgente è la sua storia. Da leggere.

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