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“Particella 131”

fb-image-intagram-fb-product-300x300.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Bon jour» furono le parole provenienti dall’ufficio di madame Gabrielle, che mi accompagnò ad incontrare i miei amici. Ci abbracciammo calorosamente e nello stesso tempo mi subissarono di domande sulla vita giù a Potenza, sulla bellezza della nostra terra, sugli amici comuni. Passammo, allora, nel vivo dei compiti e delle mansioni che mi sarebbero stati assegnati di lì a poco, sulle quali non avrei goduto di nessuno sconto. Sollecitati da Tonino ci alzammo per raggiungere presto lo Château. «Mettiti vestiti comodi!» Imperò Tonino. Era terminato il tempo della vacanza. Raggiungemmo l’azienda percorrendo una strada che portava da Reims ad Epernay: la Voie de la Liberté. Nel tragitto mi raccontavano dell’occasione che gli si era presentata che a dire di Tonino era stata un grande affare. «Teng’ intenzion de’ fa nu grand champagne e nù vino rivoluzionario per ‘ste zone e diventà nu grand produttòr!» diceva in quell’idioma a metà tra il dialetto lucano e un francese imperfetto. Arrivammo all’accesso dell’azienda, riconoscibile per via delle due sontuose colonne squadrate di marmo, sebbene inverdite dal tempo, e da una grossa pietra che portava incisi l’anno e il nome dei vecchi proprietari: “1825 -Domaine Philippe et Fernand Louvin”. Proseguimmo sul vialetto acciottolato di ghiaia, tra i curati filari di viti. Giungemmo alla casa che si apriva con un largo spiazzo. Era un palazzo evidentemente centenario, molto elegante anche se malandato. Aveva finestre a battenti dello stesso colore verde scuro del grande portone di legno all’ingresso che si apriva con quei grossi chiavistelli di ferro ormai arrugginiti. Mi invitarono a visitarla.

Particella 131, Rocco Catalano, Universosud. Chi siamo? Dove andiamo? Da dove veniamo? Sono sempre quelle le domande che più o meno consciamente agitano l’uomo. Perché ognuno cerca sempre il suo posto nel mondo. La tranquillità. La serenità. Il senso. E la gioia. Che non ha valore se non è condivisa. E ogni giorno allo stesso tempo si cresce e si muore un po’. Perché ogni giorno, in fondo, potrebbe essere l’ultimo. Anche se non ci si pensa mai. Sergio è lieve ma non superficiale, innocente, buffo, goffo, scapestrato, spensierato, è nato in provincia e non si aspetta molto dalla vita: nonostante questo, però, come una febbre d’esistere lo agita, gli brucia dentro. E così vive molteplici esperienze, che lo portano dappertutto. Cade, si sbuccia un ginocchio, ma poi si rialza, più forte di prima. Bildungsroman classico e originale insieme, una sorta di Stand by me tra l’Italia e il profondo nord, travolge come un’onda e lascia senza fiato. Da leggere.

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