Intervista, Libri

Mario Collarile e la lacerazione dell’abbandono

Collarile_prima copertinadi Gabriele Ottaviani

Mario Collarile è un uomo di sport, un avvocato cassazionista, un docente e uno scrittore, ed è l’autore dell’intenso Il terzo padre: Convenzionali ha il piacere, l’onore e la gioia di intervistarlo.

Da dove nasce questo libro?

Il romanzo raccoglie storie vere, seguite in tanti anni di attività professionale.

Che cos’è l’amore secondo lei?

L’amore, alla fine, è prendersi cura di una persona, con dedizione esclusiva e appassionata.

Che influenza ha nella vita un abbandono?

L’abbandono è uno strappo e, nel caso di Pia – l’adottata del mio libro -, è una lacerazione permanente.

Dal punto di vista legislativo cosa si può fare per rendere, qualora a suo dire se ne ravvisi la necessità, il processo di adozione migliore?

Bisognerebbe velocizzare le procedure e renderle meno rigide.

Cosa significa essere genitori secondo lei?

Essere “un buon esempio”; sembra banale, ma è l’unico sistema educativo efficace.

Cosa pensa della stepchild adoption?

Ho preso atto che, rispetto ai tempi della mia età giovanile, la società è cambiata e, con essa, il concetto di famiglia. Oggi la famiglia è costituita da piccoli nuclei familiari (anche di genitori separati con figli, di nonni e nipoti), pertanto, ciò che conta è che un bambino cresca con amore, cura, protezione. Ormai non è più l’ambivalenza di sesso (uomo-donna) in una coppia a dare sostanza alla famiglia, ma famiglia è chiunque (uomo e donna, single, separato, vedovo) si impegna ogni giorno ad amare ed accudire un bambino. Non sono, pertanto, contrario – laddove c’è amore, cura, protezione per un bambino – che siano anche coppie non eterosessuali ad occuparsene.

Di quali leggi hanno bisogno la nostra società e il nostro paese?

La nostra società sta vivendo un momento di degrado antropologico, qualcuno parla addirittura di tracollo antropologico. Questa patologia si cura soprattutto con l’Educazione e la Formazione, per cui il legislatore dovrebbe interessarsi prevalentemente della Scuola con investimenti prima di tutto nella formazione dei docenti, che da troppi anni sono stati abbandonati a loro stessi. Il nostro paese, inoltre,  ha risorse infinite che non sono sufficientemente sfruttate: il suo petrolio sono i beni archeologici; le sue miniere di diamanti sono le opere d’arte accumulate nei musei e in gran parte nascoste negli scantinati stessi dei musei; le sue miniere d’oro sono l’enologia e la gastronomia; la sua fortuna è la varietà dei paesaggi e 6.500 Km di coste al centro del Mediterraneo. Eppure l’Italia ha un debito pubblico tra i maggiori del mondo!!! La soluzione? Diffondere sempre più la conoscenza di questa Italia e delle sue ricchezze, perché sembra che la maggioranza degli Italiani non ne sia consapevole; far sapere in tutti i modi che siamo ricchi e non possiamo vivere da poveri, ma dobbiamo solo imparare ad amare, conservare e sfruttare l’immenso patrimonio che abbiamo ereditato dalla Natura e dai nostri Padri.

Lei è un uomo di sport, e lo sport si fonda su valori che sono dei veri e propri capisaldi: qual è il più importante?

Il più importante valore dello sport è la lealtà che è l’essenza stessa dello sport. Lo sport è  agonismo,  quindi un confronto tendente alla vittoria, ma non ad una vittoria a tutti i costi se i costi della vittoria sono la frode, la violenza o il doping. Sull’argomento ho scritto alcuni testi tra i quali I valori dello sport, che è stato inserito tra i libri custoditi nella Sala delle Fiaccole del CONI al Foro Italico in Roma, e Vincerò con una prefazione di Giovanni Malagò, il Presidente del CONI, edito dall’Università  Telematica “Giustino Fortunato” nella quale insegno “Ordinamento e deontologia dello Sport”.

Di quale aspetto bisogna maggiormente tener conto nel momento in cui ci si accinge a raccontare una storia?

Una storia ha bisogno di personaggi autentici, perché sono le loro emozioni, le loro paure, i loro successi, le loro sconfitte, i loro sogni a fare la storia.

Perché scrive?

C’è chi ama fotografare ciò che vede e raccogliere le foto in album; negli album dei  miei ricordi, invece, io amo scrivere le mie emozioni, le vicende che ho vissuto, le persone che ho conosciuto; e qualche volta gli album dei miei ricordi sono diventati libri.

Il libro e il film del cuore, e perché.

Non ho un libro del cuore, ma due libri dalla parte del cuore; sulla parte sinistra della mia scrivania, infatti, ho sempre due volumi – la Divina Commedia e I promessi sposi – e dalle copertine mi fissano i due autori: Dante e Manzoni; e, quando scrivo un testo, che non sia un atto legale, guardo quei due volti e, a volte, mi sembra che il loro sguardo sia di commiserazione, per cui appallottolo lo scritto e lo cestino. Il film del cuore è rimasto sempre un film in bianco e nero del 1946 diretto da Frank Capra e interpretato da James Stewart e Donna Reed: La vita è meravigliosa. Un uomo buono, sempre disposto ad aiutare il prossimo, vissuto in un paesino, la notte della vigilia di Natale è colto dalla disperazione e sta per suicidarsi, ma arriverà a salvarlo un angelo custode mandato da Dio. Ho rivisto più volte negli anni questo film e ogni volta mi ha profondamente commosso, per cui resterà sempre per me il film del cuore.

 

 

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