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“Ottimismo”

51F1wXy9AfL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dai sondaggi emerge che sull’ampio consenso a Trump ha giocato innanzitutto la convinzione che egli incarnasse il nuovo, mentre la Clinton era percepita come colei che avrebbe perpetuato le frustrazioni della gente. Nel 2008 molti di quegli stessi elettori avevano votato per Obama conquistati dal suo messaggio di «cambiamento», per poi ricredersi quasi subito. Il «cambiamento» che Trump con ogni probabilità introdurrà sarà dannoso o peggio ancora, ma è naturale che i suoi effetti non siano percepibili da persone isolate che vivono in una società atomizzata in cui mancano associazioni (come i sindacati) che informino e mobilitino la popolazione. C’è dunque una bella differenza tra la disperazione di oggi e il sostanziale ottimismo delle classi lavoratrici in una fase di disagio economico più grave come la Grande Depressione degli anni Trenta. Al successo di Trump hanno contribuito anche altri fattori. Alcuni studi comparati dimostrano che la dottrina della supremazia bianca ha avuto più presa nella cultura statunitense che nel Sudafrica, e non è un mistero che negli Stati Uniti la popolazione bianca sia in diminuzione. Si prevede che in un decennio o due i bianchi saranno in minoranza all’interno della forza lavoro e non molto più tardi lo saranno tra la popolazione in generale. La percezione è che anche la cultura conservatrice tradizionale segni il passo rispetto alla politica identitaria, in quanto la prima è considerata l’espressione di caste che disdegnano «i bianchi americani, grandi lavoratori, veri patrioti, che vanno in chiesa e credono nei valori della famiglia», e che vedono svanire dinanzi ai loro occhi la nazione che gli è familiare. Uno dei motivi per cui è difficile attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica sulle gravissime minacce legate al riscaldamento globale è che secondo il 40% della popolazione americana non c’è nulla da temere, visto che tra qualche decennio Cristo tornerà sulla terra.

Ottimismo (malgrado tutto) – Capitalismo, impero e cambiamento sociale, Noam Chomsky, Ponte alle grazie, interviste di C.J. Polychroniou, traduzione di Valentina Nicolì. Il pessimista è un ottimista che sa come va a finire, dice un celebre aforisma. Per qualcuno l’ottimismo invece è il profumo della vita, quantomeno nella retorica di uno slogan pubblicitario. Il bicchiere va visto sempre mezzo pieno, perché nasce vuoto, non già pieno di liquido. La nostra società è un mondo complicato, complicatissimo, confuso, in cui nessuna certezza sembra avere più senso. Non si può però smettere di sperare. Perché altrimenti l’esistenza stessa appassirebbe collassando su sé medesima. Non si deve mai smettere di sognare. Studiare. Informarsi. Impegnarsi. Lavorare. Costruire un mondo migliore. Per sé e per chi s’ama. La lucidità di Chomsky ha del miracoloso, le sue parole sono imprescindibili.

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