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“Il potere sadico”

41kpiHU6+XL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In altri termini, la strategia concettuale seguita dall’autore consiste nel delegittimare la morale tradizionale, ereditata dalla cultura cristiana, introducendo al posto di Dio e di qualsiasi realtà trascendente, una concezione secondo la quale il cosmo intero consisterebbe in un perpetuo movimento, la cui arida meccanica legittima ogni piacere e ogni violenza. Tutto questo, infatti, sarebbe coerente con il principio per cui ogni cosa è destinata alla decomposizione e a un’incessante trasformazione, sicché l’opera distruttiva del libertino lo renderebbe sostanzialmente prossimo alla vera essenza del reale. Quindi la società ideale, immaginata dall’autore, non è nient’altro che un gigantesco mattatoio, dove ogni essere vivente è sostanzialmente sottoposto all’arbitrio di coloro che hanno scoperto il segreto della vita e della natura, consistente nell’abusare degli altri e nell’annichilire ogni cosa. Per Sade il derubato non è nient’altro che uno sciocco che non ha saputo conservare bene i propri averi, l’omicida un coraggioso che vive in armonia con la legge di natura, lo stupratore e il pedofilo solamente degli esseri che gioiscono del corpo di qualcun’altro, prendendone in prestito solo alcune parti che non possono essere loro rifiutate in nessun modo, al pari dell’aria che viene liberamente respirata. La volontà delle vittime non conta nulla, così come non può esistere nessuna proprietà di sé, vale solo il principio (mai in questo breve scritto esplicitato con chiarezza), per il quale l’unica legge possibile consiste nell’esercizio della violenza, cui ogni essere vivente deve sottostare, obbedendo ciecamente ai più spregiudicati e forti, che in virtù di queste loro caratteristiche sono destinati a dominare sugli altri.

Il potere sadico – Politica e nichilismo in D. A. F. de Sade, Paolo Bellini, Lorenzo Rustighi, Erasmo Silvio Storace, Meltemi. Vi saranno dunque delle case destinate al libertinaggio delle donne e, come quelle degli uomini, sotto la protezione del governo; là, saranno loro forniti tutti gli individui dell’uno e dell’altro sesso che esse potranno desiderare e più frequenteranno quelle case più saranno stimate. Non c’è niente di più barbaro e di più ridicolo dell’avere legato l’onore e la virtù delle donne alla resistenza che oppongono a desideri imposti dalla natura e che senza tregua fanno impazzire coloro che hanno le barbarie di condannarli. Dalla più tenera età, [Le babilonesi ancor prima dei sette anni portavano le loro primizie al tempio di Venere. Il primo moto di concupiscenza che una fanciulla prova è l’epoca che la natura le indica per prostituirsi e, senza nessun’altra considerazione, essa deve cedere quando la natura parla, resistendo ne oltraggerebbe le leggi.] una fanciulla sciolta dai legami paterni, non avendo più nulla da conservare per le nozze (assolutamente abolite dalle sagge leggi che io desidero), al di sopra del pregiudizio che in passato incatenava il suo sesso, potrà dunque abbandonarsi a tutto ciò che le detterà il suo temperamento nelle case istituite a questo scopo; vi sarà ricevuta con rispetto, soddisfatta con profusione e, ritornando nella società, potrà parlare pubblicamente dei piaceri gustati come fa oggi di un ballo o di una passeggiata. Sesso affascinante, sarete libere, godrete come gli uomini di tutti i piaceri di cui la natura vi fa un dovere, non ve ne dovrete più negare alcuno. La parte più divina dell’umanità deve forse ricevere ceppi dall’altra? Ah! spezzateli, la natura lo vuole, non abbiate più altro freno che quello delle vostre inclinazioni, altre leggi che i vostri soli desideri, altra morale che quella della natura; non languite più a lungo in quei pregiudizi barbari che facevano appassire le vostre grazie e imprigionavano gli slanci divini dei vostri cuori; [Le donne non sanno fino a qual punto la loro lascivia le abbellisce. Si confrontino due donne di età e di bellezza pressoché simili, di cui l’una vive nel celibato e l’altra nel libertinaggio: si vedrà come quest’ultima supererà l’altra per splendore e freschezza. Ogni violenza fatta alla natura logora ben più che l’abuso dei piaceri; non vi è nessuno che non sappia che i parti abbelliscono una donna] voi siete libere come noi, e la carriera dei combattimenti di Venere è aperta a voi come a noi, non temete più assurdi rimproveri, la pedanteria e la superstizione sono annientate, non vi si vedrà più arrossire pei vostri deliziosi traviamenti, la stima che concepiremo per voi, coronate di mirti e di rose, sarà proporzionale a quanto avrete osato. Senza dubbio il discorso fatto ora dovrebbe dispensarci dall’esaminare l’adulterio, gettiamoci tuttavia uno sguardo, anche se le leggi che lo hanno stabilito lo rendono nullo. Come era ridicolo considerarlo così criminale nelle nostre antiche istituzioni! Se ci fosse qualcosa di assurdo al mondo, sarebbe certo l’eternità dei legami coniugali. Così il marchese de Sade, che certo dall’imperante morale giudaico-cristiana dista svariati parsec: del resto sostenne pure che anche se il servizio fosse stato reso da eguale a eguale, mai l’orgoglio di un’anima nobile si abbasserebbe sino a provare riconoscenza; non è forse umiliato chi riceve? E l’umiliazione che prova non compensa sufficientemente il benefattore che solo per questo si trova posto al di sopra dell’altro? Non è un godimento l’innalzarsi sopra il proprio simile? Che altro è dovuto, a chi presto servigio? Se la pietà, che umilia chi ne è affetto, si trasforma in un fardello, con quale diritto si vieta a chi lo porta di sbarazzarsene? Perché devo accettare di sentirmi umiliato ogni volta che incontro lo sguardo di chi mi ha reso un favore? L’ingratitudine non è un vizio, è anzi la virtù delle anime fiere. La generosità è invece la virtù delle anime deboli; mi si renda servigio finché si vuole se ci si prova piacere, ma non si pretenda niente da me. Drammaturgo, poeta, provocatore, prosatore, delegato della Convenzione nazionale, politico, saggista, aristocratico e filosofo, il Divin marchese, esponente supremo dell’Illuminismo più materialista, ateo, anticlericale e radicale, libertino estremo fino a giungere a sostenere idee oggettivamente respingenti per la maggior parte delle persone, con ogni probabilità, a prescindere dai propri ideali morali, etici, religiosi, sociali, culturali e politici, ha influenzato Weiss, Mishima, Yzereef, Wright, La Fura dels Baus, Buñuel, Brook, Jesús Franco, Pasolini, Hooper, Jacquot, Kaufman e finanche Immanuel Casto e nel volume pubblicato da Meltemi, dotto, interessante, ampio, variegato, ricco di particolari, ne viene analizzata nel dettaglio l’idea che al mondo nulla possa essere definito sacro, men che meno in politica. Da non perdere.

 

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