Libri

“Incroci”

download (3).jpgdi Erminio Fischetti

Lo straniamento di fondo che coglie il protagonista di fronte al sentirsi diverso rispetto alla gran parte delle persone che lo circondano, per interessi, passioni, idee, è infatti nello stesso momento l’espressione di una ricerca di senso e di centralità, di appartenenza, di riconoscimento nell’altro, per non avere la percezione di essere sbagliato, impossibilitato al raggiungimento della felicità, inadeguato come Michel Piccoli, ossia il neoeletto pontefice, che si porta dietro dall’infanzia un deficit di accudimento tale da spingerlo alla fuga, di Habemus papam, film di Nanni Moretti di cui Piccolo firma la sceneggiatura insieme allo stesso regista e a Federica Pontremoli. Il desiderio di essere come tutti è inoltre il romanzo di una vita che racconta come, di nuovo attraverso il tempo, dalla gioventù sino alla maturità, si sia formata, irrobustita, consolidata e definita una coscienza critica. Il che consente un’ampia riflessione — e confessione — sul nostro tempo, e anche una reale auto–critica, specie in merito alla fazione politica — o a una certa parte di essa, sventuratamente non particolarmente minoritaria — di appartenenza, la sinistra italiana, nel Novecento, fino alla svolta della Bolognina, legata soprattutto a quello che è stato il più grande partito comunista d’Occidente, il PCI: gli errori, le marchiane ipocrisie, le divisioni, le correnti, le disonestà, la sempre maggiore impossibilità di considerarsi superiori dal punto di vista etico rispetto ai propri avversari, ché tangente non olet, il distacco superbo dal mondo reale.

Gli atti del convegno internazionale Incroci – Luoghi della creatività e reti della comunicazione, tenutosi nella splendida cornice dell’università di Bergen, in Norvegia, dal nove all’undici di settembre del 2015, sono ora diventati per Aracne un assai interessante volume impeccabilmente curato da Marco Gargiulo, professore associato di Lingua e cultura italiana e coordinatore degli Studi di Italianistica all’Università di Bergen, esperto di linguistica e sociolinguistica, di media, di narrativa, di politiche linguistiche e di storia della lingua del Cinquecento e autore, in questa occasione, anche della premessa alla pubblicazione e di un contributo dal titolo Formazione e scoperta di sé, eros e sesso postmoderno. Incroci tra narrativa, cinema e cultura pop: Nove, Missiroli, Gardini, Mauri e una canzone dei Baustelle (Le vacanze dell’83), in cui le suggestioni di Sussidiario illustrato della giovinezza, che già dal titolo rimanda al capolavoro di Aldo Busi il cui incipit (Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, di essercela tanto presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quando si è poi rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci. A pezzi o interi, non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato.) è storia della letteratura italiana si connettono a citazioni di Tondelli (e dell’idea della scrittura come centrifuga), Pasolini e non solo. Del resto tutti i contributi degli studiosi – Emanuela Patti, sullo sperimentalismo narrativo, Beatrice Barbalato, che scrive di Carmelo Bene, Cristina Lavinio, che si occupa di Grazia Deledda, Ugo Fracassa, su Princesa, Gabriele Ottaviani, su cinema, vita e letteratura nell’opera di Francesco Piccolo, Gianmarco Pitzanti, che affronta il tema della malattia e il suo linguaggio nell’opera di Tiziano Terzani, Erika Wolf, che si concentra su Leonardo Sinisgalli e l’Informale, Luciano Celi, che si concentra sulle “parole per dire”, dalle scienze alla poesia, Andrea Romanzi, che si dedica a una mirabile esegesi sui processi di traduzione e di appropriazione dell’identità, Filippo Milani, che scrive di “poesia cercata e soggetto disperso”, Giovanni Urraci, che racconta le osservazioni in merito alla narrazione a più voci nei giochi di ruolo online, e Marialuigia Sipione, che parla del teatro – partigiano e non – di Beppe Fenoglio – che indagano la lingua e la letteratura italiana nell’era della transmedialità, i rapporti semiotici e linguistici tra arti visive e letteratura, le relazioni e le stratificazioni nell’universo della cultura digitale, fatto anche di Internet e più o meno fortunati social network (Vera Gheno, linguista di chiara fama, dà vita a un’esegesi formidabile e non priva di momenti di puro divertimento quando analizza il linguaggio di Friendfeed a partire proprio dalle sensazioni degli utenti medesimi nei giorni della chiusura definitiva, tra settordici, ducolpability, pesaculismo e l’impareggiabile aneddoto che inizia con la necessità di pagare il caldaista che si scontra col fatto che gli unici soldi presenti in casa siano duecento corone norvegesi, roba, come viene giustamente sottolineato, degna quantomeno dell’inizio di un film a luci rosse, che sia Tinto Brass o Tom of Finland, senza spingersi troppo oltre, dipende dai gusti…), lo spazio creativo in rapporto alle lingue e al raccontare e agire ipermediale e ipertestuale e finanche il tempo libero e le rappresentazioni dell’amore danno vita a un mosaico variegatissimo di suggestioni che istruiscono e dilettano e sottolineano una volta di più quanto sia importante per ognuno di noi poter comunicare. Del resto, per citare Einstein, se consideriamo le nostre vite e i nostri sforzi osserviamo, ben presto, che quasi la maggior parte delle nostre azioni e dei nostri desideri è collegata all’esistenza di altri esseri umani. Notiamo che la nostra natura somiglia in tutto a quella degli animali sociali. 

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