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“Il sapore della vita”

41eG9fdXGML._SX312_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La sua cittadina, Manfredonia, papà se l’è portata nel cuore e non solo. Se l’è portata sulla riva del Lago di Como nei suoi quadri. Sì, anche se per mantenere la famiglia ha dovuto fare un altro lavoro, papà è un pittore da sempre, da quando è nato. Passava le notti a dipingere in una piccola stanza con una porta di vetro smerigliato che si trovava proprio di fronte alla mia cameretta. Io, accoccolata nel calore del mio stesso abbraccio, intuivo la luce fioca della lampada vicino alla tela. Lui chiudeva la porta per non disturbarmi, ma il tintinnio del pennello nel vasetto dell’acquaragia oltrepassava il vetro e i muri e mi faceva sentire in compagnia. Lo avevo osservato così spesso che indovinavo tutti i suoi movimenti. Pennello in mano, ultimi ritocchi al quadro, sguardo critico. Immergeva il pennello nel barattolo con l’acquaragia, faceva cadere le ultime gocce dalle setole «strizzandolo» sul bordo e infine lo puliva con uno straccio duro e secco tanto lo aveva usato. Dopo questa operazione prendeva un nuovo colore dalla tavolozza e continuava a dipingere. Per me quel tintinnio che si ripeteva era diventato una specie di ninna nanna che mi accompagnava nella magia della notte. Essere la figlia di un pittore significa anche vedere la propria famiglia accrescersi perché una parte consistente del cuore di papà è legata alle immagini che compone sulle sue tele. Per me e Daniele erano una serie di parenti acquisiti che si moltiplicavano nel tempo e che andavano a formare a Como la nostra grande famiglia, diversa da quella rumorosa, allegra e vociante che avevamo lasciato al sud, ma non meno partecipe e presente.

Sein Städtchen Manfredonia hat mein Vater in seinem Herzen mitgebracht, aber damit nicht genug. Er hat es auch auf seinen Bildern an den Comer See gebracht. Gewiss, er musste einer anderen Arbeit nachgehen, um die Familie zu ernähren, doch mein Vater ist schon Maler, seit er auf der Welt ist. Er verbrachte die Nächte mit Malen in einem kleinen Zimmer mit einer Tür aus Mattglas, das sich genau gegenüber von meinem Zimmerchen befand. Zusammengekauert in der Wärme meiner eigenen Umarmung konnte ich das schwache Licht der Lampe nahe der Leinwand erahnen. Er schloss die Tür, um mich nicht zu stören, aber das Klirren des Pinsels in dem mit Terpentinöl gefüllten Behälter durchdrang die Scheibe und Wände und gab mir das Gefühl, in Gesellschaft zu sein. Ich hatte ihn so oft beobachtet, dass ich alle seine Bewegungen erraten konnte. Den Pinsel in der Hand, letzte Nachbesserungen am Bild, kritischer Blick. Er tauchte den Pinsel in das Terpentinöl, ließ die letzten Tropfen aus den Borsten abtropfen, indem er sie am Rand des Glases abstreifte, und reinigte ihn schließlich mit einem trockenen Lappen, der vom häufigen Gebrauch mittlerweile ganz hart geworden war. Nach diesem Vorgang nahm er eine neue Farbe von der Palette und malte weiter. Für mich war das sich wiederholende Klirren zu einem Schlaflied geworden, das mich in den Zauber der Nacht begleitete. Die Tochter eines Malers zu sein, bedeutet auch, die eigene Familie anwachsen zu sehen, da die von Papa auf die Leinwand gebrachten Eindrücke einen festen Platz in seinem Herzen einnahmen. Für Daniele und mich bedeuteten sie eine Reihe von neu erworbenen Verwandten, die sich im Laufe der Zeit vermehrten und in Como unsere Großfamilie bildeten; sie war anders als die laute, fröhliche und mitteilsame, die wir im Süden zurückgelassen hatten, doch deshalb nicht weniger zugehörig und präsent.

Il sapore della vita – Der Geschmack des Lebens, DTV. Scritto da Valeria Vairo, giornalista che ha a cuore le storie della sua terra e le differenze culturali e culinarie fra nord e sud, nata a Como, da quasi vent’anni a Monaco di Baviera, metropoli divenuta una sorta di osservatorio privilegiato sulle umane sorti e progressive del bel Paese. Tradotto da Ina-Maria Martens. Edizione bilingue italiano-tedesco con testo a fronte. La protagonista di questo volume si chiama Giulia, e ripercorre con tenerezza e ironia la sua infanzia e soprattutto la propria adolescenza, per antonomasia terra di confine fra essere e voler essere, tra l’età verde e spensierata e quella adulta della responsabilità, e in generale tutta la sua vita, contesa, divisa, arricchita, adagiata, bipartita tra i colori di due mondi contrastanti ma non contrapposti. Racconta inoltre, Giulia, con la sua viva e vivida voce, la quotidianità bigia del settentrione e le vacanze garrule, solatie, confusionarie ma mai permeate da un senso di insicurezza trascorse al sud, dove tutto è accoglienza. Il volume è intenso, raffinato, brillante, coinvolgente, emozionante, delicato, interessante, divertente, semplice, originale, avvincente, credibile, piacevolissimo e, è proprio il caso di dirlo, gustoso, visto che tratta il tema fondamentale dell’integrazione passando anche per la tavola e la tradizione e che la pinacoteca di quindici vividi ritratti familiari in forma di storie di vita e d’amore, luoghi e persone, è intervallata da succulente ricette – pizzoccheri, orecchiette, pasta della fortuna, zuppa d’imbroglio, parmigiana di melanzane, pasta con le telline, mandorle ricoperte di cioccolato, ciambotto, pasta e piselli, chiacchiere, agnello con patate, risotto al pesce persico, polenta, risotto allo zafferano e insalata di polpo – che costituiscono una sorta di filo rosso che rende la narrazione ancor più coesa. Da non perdere: è un vero e proprio viaggio emozionale.

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