Libri

“L’ultimo singolo di Lucio Battisti”

Cover_Angelini2.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fu una cerimonia noiosa, ingessata, tirata come l’uniforme di Romano. I sacerdoti avevano un pastrano con la croce di Malta in petto. La chiesa era solenne; tre navate con struttura a croce latina. Colonne in marmo bianco. Altare in stucco. Nella calca dei saluti e delle congratulazioni finali, (e guai a chi avesse tirato il riso! – aveva avvertito Laura) sulla porta della chiesa Natale riuscì a mala pena a dire ciao agli sposi. Poi venne sequestrato da Roberto e Fabrizio che avevano la macchina. Il pranzo si sarebbe svolto in un castello medievale in Sabina, probabilmente appartenuto al principe Magnabosco, anche se nessuno lo dava per certo. Ci misero un’ora ad arrivare. Per entrare si salivano impervi gradoni in pietra, costeggiati da candele a terra. Si passava attraverso una porta sovrastata da un arco a torrette e si sbucava su un giardino pieno di querce faggi e lecci. Un verdissimo prato all’inglese pettinava il terreno che digradava dolcemente verso un boschetto e offriva una vista mozzafiato della vallata. Il sole splendeva alto quel sabato 15 aprile. Sembrava non esserci pericolo di pioggia e i tavoli erano stati sistemati all’aperto, ognuno sotto un ombrellone. Intorno a un pozzo, sull’altro lato del castello, erano stati apparecchiati altri tavoli per l’aperitivo.

L’Italia è la terra dei campanili, di Peppone e Don Camillo, dei ladri di Pisa che secondo il proverbio, con ogni probabilità, verrebbe da dire, messo in giro da un livornese, il giorno litigano e la notte vanno a rubare insieme, è una nazione fondata sull’istituto della famiglia, con le sue tradizioni, i propri riti e numerose idiosincrasie: ed è proprio di famiglia, anzi, di famiglie, tre, per la precisione, microcosmi che si fanno riverbero particolare di un senso generale per la vita e l’appartenenza, e d’Italia che parla il gran bel romanzo di Adriano Angelini Sut L’ultimo singolo di Lucio Battisti, edito da Gaffi e nella longlist del Premio Strega per cui è stato presentato da Simonetta Bartolini. È una vera e propria saga – nonché senza dubbio un collettivo Bildungsroman per molti degli assai ben caratterizzati personaggi, i cui ritratti, così come quelli degli ambienti e delle situazioni, sono credibili e dettagliati – d’amplissimo respiro, che parte circa tre lustri dopo la fine della seconda guerra mondiale e arriva alle soglie del terzo millennio, a quel millenovecentonovantotto che per tutti i fan del cantante di Poggio Bustone ha rappresentato un grandissimo dolore perché ha simboleggiato il momento della sua scomparsa, del suo definitivo passaggio, per chi crede, a una vita migliore, a una terra dove, a quel che si pensa, si dice, si millanta, si immagina e, appunto, si crede, ogni contrapposizione sarà pacificata. Da non perdere.

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