Libri

“Le avventure di Numero Primo”

411uZUcRQgL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si sentiva triste e ridicolo. Lui si affezionava a certe cose, anche in modo eccessivo.

Le avventure di Numero Primo, Marco Paolini, Gianfranco Bettin, Einaudi. Ettore fa il giornalista. Per la precisione il fotoreporter. Di guerra. Ha quasi sessant’anni. Ha una vita piena. Non ha figli. Non ha tempo per averne. Finché un giorno non gli piomba fra capo e collo Numero Primo. Che non è con ogni evidenza il fattore di una scomposizione. Bensì un fanciullo. Ideato da una madre scienziata, concepito e messo al mondo da un’intelligenza artificiale talmente di prim’ordine da possedere finanche una coscienza, è stupito dal mondo che non conosce, tutto per lui è magico e seppure qualcosa non ha nulla di fantasmagorico lui fa in modo che ce l’abbia. È una figura salvifica. Che rende migliori. E che attira su di sé l’attenzione degli osservatori di una multinazionale… Man mano che si avanza nella lettura più chiara si fa l’eco che si avverte: Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio. Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più. Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino”. Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato Nazareno”… Fiabesco, vibrante, emozionante, è un’allegoria sublime e commovente.

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