Libri

“La critica cinematografica”

Cattura.PNGdi Gabriele Ottaviani

Il discorso critico non solo vuole persuadere ma si confronta con un oggetto preesistente per interpretarlo. […] La retorica diventa ermeneutica.

La critica cinematografica, Alberto Pezzotta, Carocci. Ormai è sempre più altro rispetto a ciò che era e che dovrebbe essere. Spesso è il luogo dell’improvvisazione. Dell’arroganza. Di chi ritiene di possedere la via, la verità e la vita. Di chi dice in sala una cosa e poi sul giornale ne scrive un’altra perché ha degli obblighi, è stato pagato dalla produzione o ha particolarmente gradito il buffet di accompagnamento alla proiezione stampa del film. Della sgrammaticatura. Di chi si preoccupa più d’apparire che di essere. Dello sproloquio di ragazzotti nerd, asociali ed egoriferiti su YouTube. Delle dirette Facebook di avvenenti o sedicenti tali fanciulle dai meriti non culturali cui la testa serve esclusivamente a tenere divise le orecchie e a collegarsi tramite il collo al busto cui si annettono le braccia, per loro indispensabili perché dotate di gomiti, che di norma puntano nel costato di chi chiamano amiche per appropriarsi ai loro danni di un articolo pagato pochi miseri euro. Naturalmente non si può generalizzare, continuano certo ancora a esistere la deontologia, l’intelligenza, la competenza e l’umiltà, anzi, si tratta della maggioranza silenziosa, della foresta che cresce senza far rumore, a differenza dell’albero che cade, anche sul web, anche sui social: e quindi, nonostante l’indiscutibile decadenza che sferza il settore, come molti altri, soprattutto in ambito culturale, è ancora possibile leggere, con ogni evidenza nella scia dei grandi modelli del passato, studiati, fatti propri, rielaborati, sempre senza ostentazione, molti begli articoli o ascoltare opinioni interessanti e ben argomentate, mai faziose, finanche nel corso di una sobria storia di Instagram (talvolta realizzata anche da giovinette realmente splendide nella mente e nel corpo o da adoni michelangioleschi di marchiana bravura e fascino irresistibile e abbacinante, tale da rendere pressoché impossibile non distrarsi dall’annegare nel loro sguardo dinnanzi alla telecamera; per carità, nessuno dice che guasti, anzi: si sa che la bellezza salverà il mondo, e beati coloro – chi scrive è escluso dal novero – che ne sono portatori…). Del resto il critico dev’essere autorevole, non necessariamente amato o amabile, è una figura proteiforme, intermedia tra Anton Ego (la Pixar come spesso le capita mostra di essere svariati parsec avanti rispetto al resto del mondo…), Marx e il monsieur Arthens di barberyana memoria, fa una professione ingrata, difficile e poco nota, per dirla con Truffaut, ma che si attira contro strali da ogni lato (Birdman docet), che si basa sull’analisi e, come detto, sulla preparazione, ma che appunto spesso invece viene accostata nell’immaginario collettivo a un lavoro niente affatto serio né considerato tale, tra vanagloria e vacuità, tra pubblicità e autopromozione. L’eccellente volume di Pezzotta, che soddisfa ancor di più in questa nuova edizione tutte le curiosità sull’argomento, anche quelle che non si sapeva nemmeno di avere, narra con stile bello e chiaro la nascita della critica in Italia, l’influenza di Benedetto Croce, le prime riviste, la fondazione di Cinecittà e del centro sperimentale di cinematografia, in piena epoca fascista, lo sviluppo del settore fra politica e ideologia, militanza e fine dell’accademia, ricorda nomi di intellettuali formidabili come Gadda Conti, Cecchi, Ferrara, Debenedetti, Sacchi, Blasetti, Alvaro, Berto, Bertolucci, Biagi, Buzzati, Carpi, Del Buono, Flaiano, Landolfi, Luzi, Malerba, Marotta, Montanelli, Morante, Moravia (che scrisse per esempio una recensione di Brutti, sporchi e cattivi con la quale però è onestamente quasi impossibile essere concordi, visto che sostenne che siamo in un clima piuttosto di contemplazione apatica che di intervento drammatico), Palazzeschi, Patti, Piovene, Pratolini, Risi, Soldati, Casiraghi, Cosulich, Kezich, Morandini, Rondi, Bianchi, Grazzini, Lanocita, Cattivelli, Fava, Napoli, Martini, Ponzi, Roncoroni, Ungari, Ferrero, Fink, Pellizzari, Buttafava, Ghezzi e chi più ne ha più ne metta, indaga le modalità espressive (la critica che giudica, la critica che consiglia, la critica che insegna) e i luoghi (della quantità, della qualità e dell’ordine, le tecniche di ragionamento e argomentazione, le basi della retorica e l’analogia, la metafora, la dissociazione, la rivalutazione del cinema di genere e la retorica della stroncatura. Finanche questo, ma molto altro ancora. Da non perdere assolutamente.

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