Libri

“Il lato oscuro di Facebook”

51ENrgXY8AL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il cuore della compulsività risiede però unicamente nella facilità di utilizzo e nelle ricompense distribuite in modalità intermittente. Conosco bene questo meccanismo perché, al cuore del suo funzionamento, anche Facebook è chiaramente un grande videogame, anzi, probabilmente è il videogame più giocato nella storia dell’umanità. Anche Facebook risponde alle quattro regole sopra menzionate. Innanzitutto è molto semplice da capire: un solo clic e sei dentro, un tap sullo schermo e stai “giocando”. Facebook presenta un problema chiarissimo: bisogna raccogliere più notifiche possibile. Presenta delle soluzioni altrettanto chiare: per raccogliere più notifiche possibile bisogna pubblicare contenuti. Quindi il terzo punto: un utilizzo intenso di Facebook presenta sicuramente risultati a cascata: nessuno può sapere quello che potrà succedere una volta pubblicato un contenuto, magari una foto banale farà il giro del mondo; magari l’utente che si cimenta in una goffa interpretazione di una cantante di successo diventerà virale. Infine la quarta regola, molto importante: i “mi piace”, le interazioni, i messaggi, le condivisioni e tutto quello che possiamo notificare su Facebook, costituiscono esattamente risultati a cascata che si manifestano con elementi di casualità, imprevedibilità e ricompensa.

Federico Mello, Il lato oscuro di Facebook – Come Mark Zuckerberg usa le debolezze umane per fare soldi, Imprimatur. In libreria da oggi. La cosa divertente è lo stupore dei soliti so-tutto-io che invece come sempre hanno dimostrato per l’ennesima volta anche in questa occasione di essere più sprovveduti degli altri. Ma veramente qualcuno ha potuto pensare che tutto questo ambaradam fosse stato messo su solo per permettere a gente che si era serenamente persa di vista dopo decenni dall’ultimo accostarsi ai famigerati banchi di scuola di ritrovarsi e poter vedere rispecchiate negli occhi altrui le proprie squallide miserie? Suvvia, abbiate pietà, siate seri. C’è un limite anche all’indecenza. E all’imbecillità. L’ultimo scandalo è solo la punta dell’iceberg. E la scoperta dell’acqua calda. Facebook non è mai stato né ha mai voluto essere né ha mai dichiarato di essere un’associazione di filantropia. È una macchina per produrre denaro. Punto. Che va adoperata, come ogni cosa, con intelligenza. Se la si possiede. Ma del resto la nostra società ha subappaltato la privacy ai punti della tessera del supermercato, quindi di cosa vogliamo lamentarci? Mello però fa un ottimo lavoro: spiega con un linguaggio impossibile da non comprendere tutti i meccanismi della questione. Impeccabile e imperdibile.

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