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“Mrs. Brooks, New Jersey”

mrs brooks new jersey coverdi Gabriele Ottaviani

«Non è vero» dice Marissa. «Tuo padre ti vuole molto bene». Tre ragazze, due in reggiseni sportivi, sono sedute a gambe incrociate sul letto a castello di Marissa Gordon. A Rebecca Gordon, la sorellina di Marissa, è stato permesso di partecipare all’imminente seduta spiritica, anche senza un supporto extra, per le seguenti ragioni: – Servono tre persone per una seduta che si rispetti. – A Laney piace avere Rebecca intorno. – È anche la stanza di Rebecca, non si discute. Anche con questa concessione, Marissa Gordon, la vicina del piano di sotto di Laney, regna suprema. È la sorella maggiore e quindi non solo ha diritto al letto di sopra e a un album di fotografie migliore − primi passi diligentemente documentati, le prime parole, il primo taglio di capelli collezionati dalla loro compulsiva ma gentile madre, Lucy − ma Marissa Gordon, capelli castani, occhi verdi, apparecchio sui denti superiori e inferiori, è anche l’autoproclamata leader spirituale del trio. Bisogna specificare, qui e ora, che Marissa è ed è sempre stata incline a credere: alla fatina dei denti, alle scarpette rosse coi glitter, alla Bella Addormentata. Quindi l’idea che una tredicenne conduca un sofisticato richiamo al mondo spirituale non è tanto una sorpresa quando una naturale progressione. È anche importante notare che le ragazze Gordon erano tornate di recente, nello specifico la sera prima, da oltreoceano.

Mrs. Brooks, New Jersey, Amy Koppelman, Safarà, traduzione di Alice Intelisano. Laney è la moglie perfetta. È la madre perfetta. È la donna più fragile e infelice del mondo. Nasconde sotto le apparenze un dolore immenso. Una sete insopprimibile. Una fame che non può essere sedata, placata, saziata, implacabile. È dipendente dalla droga. È dipendente dal sesso. È dipendente dall’amore. Che non ha. Che non le basta. Che cerca, anela, desidera, vuole, pretende. E in questa corsa forsennata verso l’abisso rischia di trascinare con sé anche tutti i suoi cari. Ma… Sarah Silverman e Josh Charles sono i protagonisti del film, acclamato al Sundance Film Festival e al Toronto International Film Festival, che ne è stato tratto. E non poteva essere altrimenti. Perché ha un ritmo perfetto. Da sceneggiatura impeccabile. Ed è credibile e splendido.

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