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“Il figlio perfetto”

51JDMFOQOPL._SL218_PIsitb-sticker-arrow-dp,TopRight,12,-18_SH30_OU29_AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Quando Dahlia è morta, pensavo che non ce l’avrei fatta ad andare avanti. Mio caro, ne ero davvero sicura. Poi ho pensato al tempo che mi rimaneva in questo mondo meraviglioso. Non sono ancora stata in Cina, o in Nuova Zelanda». Eudora fece una pausa. «Voglio che sulla mia tomba ci sia scritto: “Ha avuto una vita piena”. Lei, caro mio, deve iniziare a fare esattamente questo: avere una vita piena, vivere, urlare!».

Il figlio perfetto, Barbara Claypole White, Newton Compton, traduzione di Giulio Silvano. Harry è un adolescente. Quindi sta attraversando una tempesta. Per di più ha la sindrome di Tourette. Per fortuna c’è la mamma. Ella. Una roccia. Indomita, manda avanti tutta la baracca. Finché non si ammala. E a quel punto la palla, per così dire, passa in mano al padre. Felix. Che discende da un’antica famiglia inglese. Ma secerne ossessioni. È anaffettivo. Maniaco compulsivo. Esige la perfezione. In primo luogo da sé stesso. Fondamentalmente, dunque, si tratta di un immaturo irrisolto. Ma non si può continuare in quel modo. E allora… Ogni famiglia infelice sarà pure disgraziata a modo suo, ma comunque se di base c’è l’amore non esistono ostacoli realmente insormontabili. Magistrale.

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