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“Dal tuo terrazzo si vede casa mia”

51l7Fm8cO6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non è che Marash abbia mai parlato tanto, ma è stato dopo la morte della madre che ha smesso del tutto.

Dal tuo terrazzo si vede casa mia, Elvis Malaj, Racconti. Illustrato, con rara grazia, da Alessandro Ripane. È un gesto talmente comune che non desta l’attenzione, una situazione semplice e frequente tanto da non provocare più alcuna reazione, non ci si fa caso. È normale, più o meno, per ognuno di noi, affacciarsi da una finestra, un balcone, un terrazzo e vedere un’altra casa. Perché viviamo in una società in cui di norma si abita ognuno asserragliato tra quattro mura, che danno sicurezza, protezione e solidità, ma al tempo stesso nel mondo, in cui ci si incontra, in cui si trova un terreno comune. Le luci nelle case degli altri hanno un fascino irresistibile, le vite di chi non si conosce seducono e solleticano l’immaginazione, ma se casa vuol dire prima di tutto appartenenza, famiglia e identità, per casa si può intendere anche una nazione, e tra due case può esserci una strada. Qualche volta fatta di mare. Come tra Italia e Albania. Quella distesa d’acqua che Malaj ha percorso e che è l’anello di congiunzione tra due universi che si sfiorano e che lui, che li conosce entrambi, racconta, descrivendo con colori vivaci e grande credibilità un’umanità varia, contraddittoria, molteplice, mutevole, bellissima.

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2 risposte a "“Dal tuo terrazzo si vede casa mia”"

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