Libri

“I figli del tempo”

41beY9V6guL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quanti incubavano la malattia sono così diventati parte di un’involontaria cospirazione che li ha portati a mascherare i sintomi il più a lungo possibile. Durante quella prima fase, all’apparenza innocua, la malattia è moderatamente contagiosa. È molto probabile che stare vicino a un malato per un periodo di tempo prolungato porti a contrarre la malattia, anche se i morsi da parte delle vittime impazzite nel corso della fase terminale sono il modo più certo di rimanere infettati. Al Grande Nido c’è stata una mezza dozzina di vittime all’ultimo stadio, che sono state uccise a vista, e a distanza. Ce ne sono tre volte tante che sono nello stadio intermedio, e finora non si è arrivati a una decisione unanime al loro riguardo. Portia e altri insistono che sia possibile trovare una cura, ma fra gli scienziati del tempio c’è un tacito accordo nel nascondere il fatto che quasi non abbiano idea di cosa si possa fare. Portia sta sfruttando al suo meglio le prede portate da Fabian. I ragnetti provengono dalla città appestata, e lei può solo sperare che questo significhi che sono immuni dalla peste, e che la loro immunità risulti in qualche modo studiabile. Li ha testati, ha prelevato campioni della loro emolinfa – il loro sangue di aracnidi – per esaminarla, ma finora le sue lenti e le sue analisi non hanno scoperto niente. Ha ordinato di somministrare per bocca o di iniettare i fluidi dei ragnetti alle vittime nello stadio intermedio della malattia, un tipo di trasfusione che è stato varato appena pochi anni prima. Il limitato sistema immunitario dei ragni significa che in loro la reazione al gruppo sanguigno sbagliato non costituisce un grosso problema. In questo caso, il tentativo non ha avuto effetti di sorta. Per preservare sé stessa mentre lavora sui malati e rimandare il più possibile il momento in cui diventerà il soggetto dei suoi stessi studi, Portia ha usato Fabian, che ha stretto legami con i maschi di quelle case di pari nelle quali la peste ha fatto la sua comparsa. È risaputo che i maschi sono un po’ più resistenti delle femmine alla peste. Ironicamente, l’antica genetica collega l’eleganza e la resistenza delle loro danze di corteggiamento alla forza del loro sistema immunitario, mantenendo una pressione costante sulla selezione naturale. Tutto quello che Portia ha tentato finora è fallito, e nessuna delle sue compagne ha ottenuto risultati migliori. Adesso lei sta cominciando a spostarsi verso scienze più speculative, spinta dalla disperata speranza che un pensiero laterale possa salvare la sua civiltà dallo scivolare in una dispersa barbarie.

I figli del tempo, Adrian Tchaikovsky, Fanucci, traduzione di Annarita Guarnieri. La Terra è spacciata. Anche gli ultimi umani la stanno abbandonando. Seguendo l’esempio dei propri predecessori si mettono in viaggio nello spazio. Sembrano aver trovato un nuovo pianeta. Le condizioni appaiono ideali. O per lo meno compatibili con la vita. Chi li ha preceduti, però, nonostante paia evidente che si sia impegnato al massimo delle sue possibilità per far sì che tutto andasse per il verso giusto, non ha ottenuto buoni risultati. La nuova Terra è tutt’altro che ospitale e incontaminata. In più, ci si mette anche una nuova specie aliena piuttosto ostile… Una classica avventura di genere scritta in modo avvolgente, convincente e coinvolgente. Da leggere.

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