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“Buongiorno mezzanotte, torno a casa”

51xPw-QQJAL._SX318_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che lo si ami o invece non lo si sopporti più, l’essere lontani da “casa” fa soffrire. In casi più fortunati, genera una malinconia traducibile in parole – dove la distanza gioca funzione di “fecondo tormento”, e l’inventare scorre e fluisce, parallelo al nostro re-inventarci altrove, in territori stranieri. Altrimenti è pena muta, nel tempo anche sorda (sorda a se stessa). Quella fu la prima volta in cui capì: lo sgomento esterrefatto della donna è la nuova maturità che incomincia quel giorno per lei.

Buongiorno mezzanotte, torno a casa (appunti su espatrio e creatività), Lisa Ginzburg, Italosvevo – Gaffi. Nostalgia, resilienza, sradicamento, lontananza, fantasia, immaginazione, ricordo, estraneità, quel giusto distacco che consente di vedere le cose per quello che sono, attraverso la prospettiva che meglio ne definisce l’ampiezza, la memoria e i suoi proteiformi inganni, la percezione distinta di un’assenza, di una carenza, di una necessità che si fa sempre più forte mentre il tempo passa, gli anni si assommano gli uni agli altri, depositandosi come granelli di sabbia sul fondo di una clessidra che nel momento in cui sarà capovolta rappresenterà soltanto una fine e non più un inizio, perché è impossibile cambiare direzione a una freccia nel momento in cui oramai è stata scoccata: sono questi solo alcuni dei tasselli che compongono il raffinato e splendente mosaico della prosa di Lisa Ginzburg, scrittrice, traduttrice e filosofa che non ha vissuto né vive sempre e da sempre nel medesimo luogo (conta ben diciannove traslochi nella sua esistenza fino al momento in cui scrive), e che indaga attraverso una trama raffinatissima di riferimenti e con sapida e meditabonda souplesse, tra diario, romanzo e saggio, i moti contraddittori – il titolo, splendido, spiega già tutto – dell’animo – di ogni animo, tant’è che la letteratura, da Joyce ad Anna Maria Ortese, fornisce una messe, qui riportata, variegatissima di esempi: del resto, chi scrive racconta l’essere, e tenta di rispondere alle domande che tutti ci poniamo in cerca di un senso – che si sviluppano attorno al concetto fisico e morale, reale e intellettuale, politico, sociale e culturale di altrove, che è la rappresentazione, in fondo, di quello che siamo, che vorremmo essere, che vorremmo che il prossimo pensasse che noi siamo. Da non perdere.

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