Libri

“Gli eroi di via Fani”

51sqL-bMsAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Pasquale Iozzino era nato nel 1919 da una famiglia di braccianti agricoli, a primo conflitto mondiale ormai finito. Non poteva sapere che cosa significasse la guerra, aveva solo sentito dire che era sangue, sofferenza e dominio. Ma quella sera di giugno, mentre in paese c’era un gran fermento, neppure poteva immaginare dal suo podere nelle campagne terrazzate di Casola, tra agrumi, vigne, noci e castagni, cosa stava per accadere. Il Duce aveva appena annunciato l’ingresso in guerra dell’Italia a fianco della Germania contro la Gran Bretagna e la Francia. Pasquale aveva ventun anni e fino ad allora, fino a quella sera, aveva conosciuto esclusivamente le rigorose leggi della natura; sapeva fare il contadino, il bracciante, lavorava sotto padrone, come facevano i suoi fratelli, così gli avevano insegnato i suoi genitori, tra un sacrificio e l’altro, in tutti quegli anni. E poi era analfabeta, non era mai andato a scuola. Gli avevano insegnato a fare la firma per non scrivere una « x » quando fosse stato necessario il suo consenso, ma ciò non era avvenuto quasi mai. Lui fino ad allora si era occupato solo delle bestie, aveva pulito lo sterco nella stalla, aveva menato l’asino quando al mattino si rifiutava di partire con il carretto e si era spezzato la schiena nei campi, di tanto in tanto osservando il Vesuvio e quel panorama unico che ogni giorno gli si apriva davanti.

Gli eroi di via Fani – I cinque agenti della scorta di Aldo Moro: chi erano e perché vivono ancora, Filippo Boni, Longanesi. Prefazione di Mario Calabresi. Sono passati quarant’anni, ma certe ferite non si rimarginano, certi eventi non si possono né si debbono dimenticare. Alla vulnerabile democrazia italiana è stato inferto un colpo terribile il sedici di marzo del millenovecentosettantotto, quando a un incrocio a Roma, a due passi da via della Camilluccia, fu rapito il presidente della DC, Aldo Moro, poi fatto ritrovare cadavere cinquantacinque giorni dopo all’interno di una Renault 4 rossa dalle BR, a via Caetani, dinnanzi alla biblioteca di storia moderna e contemporanea, a metà strada tra la sede del principale partito di governo e quella del più grande partito di opposizione, del tutto contrario alla trattativa coi terroristi, nonché prima compagine comunista d’occidente, e furono crivellati di proiettili da un commando gli agenti della sua scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino, la cui targa in memoria, di recente, proprio sul luogo dell’agguato, è stata ignobilmente vandalizzata. Filippo Boni ne racconta le storie. Da leggere. È importante. Dal punto di vista etico, civile, sociale, politico, morale.

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