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“Tra le pieghe dell’orologio”

41iTWZW5PfL._SX334_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Al gift shop ho comprato una cartolina del viso della Madonna. L’ho vista come una polizza assicurativa nel caso “esito” non si riferisse alla vita in cui mi trovo, ma a quella che mi è finalmente dovuta. Chissà, in questo caso, se dovessi ritrovarmi ad avere bisogno di cambiarla o meno. Il futuro mi preoccupa più del solito. Dal mio arrivo in Italia, sono assediata dall’ansia per la salute dei miei figli. Sono certa che in mia assenza accadrà loro qualcosa di terribile. Non mi aiuta il fatto che il prossimo fine settimana mio marito affronterà con loro un lungo viaggio in macchina, e che io ho una paura particolare degli incidenti automobilistici. L’ho pregato di non andare, anche se in famiglia piace a tutti sottolineare che sono io l’automobilista pericolosa, non lui. Se qualcuno ammazzerà i nostri figli in macchina, quella sarò io. Ma io vedo cose che lui non vede. Potrebbe ucciderli inconsapevolmente per non essere riuscito a vedere! A san Giuliano, un altro dei soggetti degli affreschi di Piero che la guida ci aveva portato a vedere prima di pranzo, era stato gettato il malocchio da alcune streghe pagane, quando era piccolo; il malocchio decretava che da grande avrebbe ammazzato i genitori. Cresciuto, san Giuliano se n’era andato di casa, presumibilmente per sfuggire al suo destino. Era diventato un famoso cacciatore. Se speri di sfuggire a una profezia da assassino, sarebbe auspicabile non rimanere in costante contatto con le armi. Comunque, così aveva deciso. Molto più avanti aveva scambiato i genitori – che dormivano nel suo letto – per la moglie e il suo amante. Li aveva uccisi.

Tra le pieghe dell’orologio, Heidi Julavits, 66thand2nd, traduzione di Gabriella Tonoli. Heidi Julavits è docente, autrice, intellettuale. Scrive su tutto e di tutto. Con competenza, capacità, bravura. Si dedica in quest’occasione a una modalità narrativa antica. Eppure sempre valida. Perché carica di significati e di livelli d’interpretazione. Il diario. La missiva destinata a sé medesimi. Scritta per essere letta. E per dare voce alle proprie intime esigenze. Per dire, volendo, tutta la verità. È un’occasione ancora più ghiotta dell’autobiografia, da cui si distingue in primo luogo per la forma: più ampia quella del romanzo di una vita, più asciutta, frammentata e frammentaria, ma non per questo disomogenea o disorganica, bensì semplicemente policroma, quella diaristica. Heidi Julavits, moglie e madre, che ha, come tutti, i suoi pregi e i suoi difetti, le sue passioni e le sue idiosincrasie, si confessa, riflette e fa riflettere attraverso le note, gli appunti e i pensieri raccolti in questo coinvolgente e convincente zibaldone. Da leggere.

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