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“Scherma, schermo”

41YsBm4sFoL._SX362_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tutti credono che il cinema sia un’arte visiva. Non è così. Il cinema è l’arte di costruire il tempo…

Scherma, schermo, Davide Ferrario, Add. Non date da mangiare agli animali, La fine della notte, Anime fiammeggianti, A Rimini, Il figlio di Zelig, Materiale resistente, Comunisti, Confidential Report, Estate in città, Partigiani, Tutti giù per terra, Figli di Annibale, Guardami, Sul 45° parallelo, La rabbia, Linea di confine, Le strade di Genova, Fine amore mai, Mondonuovo, Dopo mezzanotte, Se devo essere sincera, La strada di Levi, Tutta colpa di Giuda, Piazza Garibaldi, La luna su Torino, Accademia Carrara, La zuppa del demonio, SEXXX, Cento anni: queste sono le principali opere da regista di Davide Ferrario. Che è esperto. Sensibile. Bravo. Conosce lo schermo. E la scherma. Perché tira di fioretto. Non sono simili solo le parole che individuano le sue due grandi passioni. Ci sono connessioni evidenti. Perché lo sport ha le sue leggi. Le sue regole. I suoi valori. E in pedana si officia un rito. Che Ferrario racconta. Come se fosse un film. Mostrando l’umanità che si cela dietro il filtro di una maschera o di una macchina da presa, nello sguardo di chi osserva la vita, la costruisce, la narra, la immortala ed eterna, cercando di vincere il tempo, che tutto fagocita, erode, corrode e fa dimenticare. Una meditazione intensa e interessante.

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