Intervista, Libri

Michele Gambino, la memoria e la storia

51dE4VBrWvL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Michele Gambino è l’autore di Enjoy Sarajevo: Convenzionali ha avuto il piacere di intervistarlo per voi.

Da dove nasce Enjoy Sarajevo?

Il romanzo nasce da due esigenze. La prima, molto privata, di liberarmi raccontandola di una storia che ha segnato la mia vita, nel male e per certi versi anche nel bene, come capirà chi leggerà il libro. La seconda esigenza era quella di raccontare dall’interno, e dal punto di vista della gente che l’ha vissuta, una guerra che abbiamo dimenticato molto in fretta, benché si sia svolta per quattro lunghi anni a poche centinaia di chilometri da noi.

Che cosa rappresenta la guerra?

Tralasciando gli interessi particolari e i calcoli politici che la innescano, la guerra e soprattutto la valvola di sfogo di pulsioni antiche e mai del tutto spente che agitano i popoli in determinate aree del mondo. Per chi la vive da testimone, come è accaduto a me, è la più straordinaria delle esperienze che un uomo possa fare, insieme alla paternità e all’amore.

Che tipo di conflitto è stato quello nell’ex Jugoslavia?

Etnico, religioso, politico. Nelle condizioni date dopo la disgregazione del vecchio ordine, per evitare la guerra serviva una classe politica illuminata e disinteressata sia in Croazia che in Bosnia. Purtroppo una tale classe politica non c’era.

Come ci cambiano le esperienze che viviamo?

Noi siamo le esperienze che viviamo.

Che ruolo ha la memoria?

È la camera di compensazione delle nostre esperienze, la rete attraverso cui passano le cose che ci accompagneranno per la vita, e che scegliamo di raccontare.

Come sono cambiati la società, la politica, l’Italia negli ultimi vent’anni? E i Balcani? Io personalmente conosco in modo diretto solo Belgrado e Banja Luka, una città in cui si costruiscono moschee ma le persone di fede islamica rimaste sono pochissime e laddove ogni scritta, anche sui pacchetti di sigarette o sugli incarti dei biscotti, è ripetuta tre volte, in serbo, che almeno ha dalla sua la diversità dell’alfabeto cirillico, in croato e in bosniaco, che viceversa sono identici…

Ho vissuto gran parte della mia vita professionale in un mondo in cui cose come ideologie, idee, partiti, giornali, avevano un senso ed erano centrali. Un mondo le cui coordinate erano chiare a tutti –  il sud, il nord, l’est, l’ovest – e ognuno poteva collocarsi in un punto preciso, e andare verso una direzione scelta. Oggi, e questo non credo riguardi solo l’Italia, ma forse l’Italia in modo particolare, ognuno ha una sua bussola, e ogni bussola indica punti cardinali diversi. Questo ci rende tutti più confusi, più soli, anche se abbiamo duemila amici su Facebook. In quanto ai Balcani vale sempre la frase di Churchill: essi producono più storia di quanta ne possano digerire. Oggi quell’area produce più fondamentalismi e nazionalismi di qualsiasi altra regione europea, e la miccia della violenza è sempre pronta ad esplodere. Anche per questo ho voluto scrivere un libro che tra le altre cose parla della guerra in quell’area: ricordare può aiutare a scongiurare.

Che fine hanno fatto gli ideali e le ideologie?

Proprio stamattina ho partecipato a un’assemblea pubblica in un liceo romano, e ho ascoltato molti ragazzi parlare di ideali e di valori, con passione e serietà. Quindi quando un quasi sessantenne come me parla di fine degli ideali, come faccio nel romanzo, non prendetelo sul serio, sta solo parlando di sé. In quanto alle ideologie, a me sembra che siano come il bacillo della peste nel romanzo di Camus: dormono tra le pieghe di un lenzuolo dentro un cassetto, e prima o poi torneranno a diffondersi. Depurate dagli ideali, temo, e cariche di estremismo e di storture.

Bene e giustizia vanno sempre di pari passo?

Nel romanzo il protagonista si trova proprio davanti al dilemma di esercitare la giustizia in nome del bene. Ma il protagonista scopre, suo malgrado, che bene e male s’intrecciano, e non può essere fatta giustizia.

Qual è la missione dei mezzi di comunicazione di massa?

Esistono ancora i mezzi di comunicazione di massa? O non dovremo sempre più parlare di una massa di mezzi di comunicazione, il cui scopo non è indirizzare le menti, come facevano i regimi, o formare i cittadini, come faceva la buona informazione, ma molto più semplicemente accumulare click e profilare i fruitori per vendergli merci in maniera mirata?

Qual è l’obiettivo più importante da tenere presente nel momento in cui ci si appresta a raccontare una storia?

Intanto che sia ben scritta. E in secondo luogo che, seppure parli di un singolo essere umano o di pochi esseri umani, essa sia in grado di riguardare molti. Il mio romanzo racconta la storia di una caduta, quella di un cinquantenne che ha rinunciato alle sue battaglie ideali ed è stato piegato dalla vita. A lui questo accade in circostanze eccezionali, ma credo che la sua parabola sia comune al percorso di moltissimi di noi.

Che cos’è il giornalismo oggi? E cos’era quando ha cominciato?

Dovrei scrivere un trattato per rispondere. In sintesi, utilizzando una banale metafora, una volta il giornalista raccoglieva l’acqua nel fiume delle notizie e la infilava nella bottiglia, cioè dentro il giornale o il Tg. Oggi, e sempre di più, ognuno ha la sua bottiglia, e se la riempie da solo.

Quale immagina che sarà l’esito delle prossime elezioni politiche?

Questa risposta è più facile: chiunque vinca, ammesso che qualcuno vinca, vincerà il populismo.

Perché scrive?

Perché quando vado a cena con gli amici, e comincio a raccontare una delle mille storie che ho vissuto, c’è sempre qualcuno che dice: “Cavolo, ma questa la devi scrivere!”

Cosa vorrebbe che i lettori pensassero del suo libro?

Che è un pugno nello stomaco, però ben scritto.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...