Libri

“Entro a volte nel tuo sonno”

41HfNOPUi2L._SX347_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

Non ti spieghi certi sfaceli improvvisi, certi crolli così assurdi da sembrare suicidi, l’incomprensibile dannarsi di menti brillanti, di cuori generosi, di traiettorie sublimi, poi ripensi a te stesso e ricordi che abbiamo tutti qualcosa di rotto in partenza, crepa che pretende di essere colmata, danno iniziale che plasma e muove l’intera natura, molti non sanno neanche dov’è, neanche cos’è, eppure l’impulso di sanare quel guasto, quella lacuna che reclama materia, è il meridiano di ogni nostra azione, la matrice di ogni slancio, basta aprire gli occhi per veder trapelare il riflesso di una perdita da ogni successo, da ogni sconfitta, da ogni ansia trainante, perché siamo fisiologia imperniata su una carenza, fisica determinata da un vuoto, vita concentrica che si dirama da una frattura.

Entro a volte nel tuo sonno, Sergio Claudio Perroni, La nave di Teseo. Sono brevi prose, paragrafi, frammenti, smagliature in quella rete che, per dirla con Montale, cinge l’anima dell’uomo in una prigione e la separa dalla felicità, possibile, ma solo per chi non sia della razza che rimane a terra, bensì è in grado di librarsi in volo, tuffarsi, nella grigiorosea nube dei propri vent’anni, tempo di promesse che devono ancora essere mantenute, afferrare la vita, morderla, come un frutto maturo, gustoso, succoso. Ma al tempo stesso questi brevissimi e deflagranti testi che rimandano a Borges, a Pessoa, a Queneau, a Soriano e a molti altri autori, pur essendo, sebbene di classica eleganza per eloquio e composizione, assolutamente originali, posseggono il cristallino splendore della lirica: sono impressioni di un discorso amoroso, quello che ognuno cerca di intessere con la sua propria esistenza, per renderla somigliante il più possibile all’immagine che vorrebbe avere e trasmettere di sé, tessere di un mosaico che indaga l’anima. Da non perdere.

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