Cinema

“Cinquanta sfumature di rosso”

di Gabriele Ottaviani

Alizarina, amaranto, bordeaux, borgogna, carminio, castagno, ciliegia, corallo, cremisi, fucsia, bordesto lillato, granata, incarnato prugna, lacca di garanza, magenta, malva, melograno, porpora, rosa, rosa shocking, cardinale, corsa, cadmio, di Persia, Falun, mattone, pompeiano, Valentino, veneziano, ruggine, sangria, scarlatto, terra cotta, vermiglione, vinaccia, pomodoro, semaforo e chi più ne ha più ne metta: eccole, le gradazioni di tono del colore della passione. Cinquanta sfumature di rosso, in sala da domani, è il terzo capitolo, dopo il grigio e il nero, della trilogia nata dai fortunatissimi volumi più o meno softcore scritti da E. L. James, il secondo diretto da James Foley  – e sceneggiato, se così si può dire, visto che la scrittura è imbarazzante, e non è nemmeno la cosa peggiore…, dal marito dell’autrice, Niall Leonard – dopo che Sam Taylor-Johnson se n’è andata più o meno sbattendo la porta una volta completato il primo episodio scritto da Kelly Marcel. Con Dakota Johnson, Jamie Dornan, Arielle Kebbel, Kim Basinger (solo evocata…), Tyler Hoechlin, Luke Grimes (in confronto il suo ruolo nell’ottimo Brothers & sisters era taumaturgico), Eric Johnson, Marcia Gay Harden (bella carriera…), Brant Daugherty, Rita Ora, Max Martini, Eloise Mumford, Callum Keith Rennie, Dylan Neal, Robinne Lee, Michelle Harrison, Bruce Altman, Fay Masterson, Andrew Airlie, Amy Prince-Francis, Victor Rasuk e molti altri: come sempre, ha delle canoniche ma ottime musiche, e qui il bel Dornan canta persino, ma vorrebbe essere romantico e non lo è, drammatico e non lo è, thriller e non lo è, erotico e non lo è nemmeno per sbaglio, anzi, probabilmente finanche i quaccheri sono più farfalloni. E non è che le prove attoriali siano da Oscar, anzi. Anastasia e Christian ora, fissati alcuni limiti alla perversione (risibile, roba da educande nel duemiladiciotto…) di lui, sembrano andare d’amore e d’accordo. Ma, si sa, l’armonia e i miliardi di miliardi generano invidia… Aberrante sotto ogni aspetto, onestamente, e, lo si dice con rammarico, e non volendo mancare di rispetto al lavoro, che è sempre sacro per definizione, di ognuno, indifendibile. Però dal punto di vista dell’involontariamente comico, da vedersi rigorosamente in gruppo al fine di sbeffeggiarlo, è un capolavoro da applausi a scena spalancata.

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