Libri

“Primo venne Caino”

51pUqt-aJ3L._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Alla Pappa Solidale trovò Biagio Orlandi alle prese con la lavastoviglie. «Niente, non va… Mi sa che devo cambiarla, porca zozza». «Sarebbe pure ora! Quella specie di catorcio… come la Lambretta che m’hai smollato». «Sì, vabbè. Hai fatto un affare, mica no». Si conoscevano da quando erano adolescenti. Biagio era arrivato al secondo anno di liceo che all’epoca, al Classico, ancora si chiamava quinta ginnasiale. Alto, snello, con gli occhi grigi e l’aria furba di chi ha molto sopportato e capito prima degli altri; non era cambiato molto dai tempi della scuola. Sull’imponente naso aveva ora una gobba per una scazzottata e s’intravvedeva appena qualche filo bianco tra la barba lunga e i capelli tagliati alla moda, tutto lì. Prima che si consolidasse sul piano dell’amicizia senza ombre di altra natura, non troppe almeno, il rapporto tra Biagio Orlandi e Malinverno aveva dovuto superare lo scoglio dell’attrazione fisica. Da parte di Biagio, che era omosessuale e non l’aveva mai nascosto. I maschi gli piacevano molto e non si negava nessun tentativo di conquistarli, a dispetto degli sfottò anche volgari, e con il rischio di provocare reazioni sgradevoli. Come il pugno di quel ragazzo che gli aveva rotto il setto nasale a Formentera per un tentativo di abbordaggio troppo esplicito, finito davanti alla polizia locale. In quinta ginnasiale invece, alla festa di compleanno di una compagna, il nuovo arrivato aveva prontamente approfittato del gioco della lampadina fulminata…

Primo venne Caino, Mariano Sabatini, Salani. Leo e Biagio hanno un rapporto schietto e senza tabù: gli inizi non sono stati facili, l’adolescenza è già di per sé un sentiero irto di rovi, ma poi, quando il suo amico, un giorno, viene preso di mira da cinque bulli tutti insieme, Leo non ci pensa su un secondo a diventare il suo eroe. E Biagio è solo uno dei molti e perfettamente caratterizzati personaggi che popolano il nuovo, ottimo romanzo di Sabatini, la cui voce è sempre più matura, così come sempre più raffinata è la capacità di immergersi e far immergere nei meandri dell’animo umano attraverso una prosa solida e potente, ben strutturata, ricca di sfumature, dettagli, livelli e temi, senza retorica: perché l’apparenza di più assoluta normalità spesso e malvolentieri cela un abisso di perversione. È estate, l’afa attanaglia ogni cosa, e Leo, l’affascinante e ruvido Malinverno, giornalista ancora una volta protagonista di un’inchiesta, parallela, come d’abitudine, a quella delle forze dell’ordine, che lo porterà laddove mai con ogni probabilità avrebbe inizialmente pensato di trovarsi, è in vacanza con Eimì (sì, come il verbo essere per chi ha studiato il greco: e infatti lei, che ha vent’anni meno di lui, proprio dall’Ellade viene) ma torna a Roma, nella sua città che sembra decisamente meno sorniona, pigra e neghittosa di quanto non appaia di norma quando la canicola la affoga. L’amico e vicequestore Jacopo Guerci gli telefona: c’è una nuova vittima. Anche stavolta le hanno asportato un lembo di pelle. Tatuata. C’è in giro un serial killer? E qual è il suo obiettivo? Un vero regalo per tutti gli appassionati, e non solo.

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