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“Minosse e l’enigma del Monte Guastanella”

minosse.pngdi Gabriele Ottaviani

Sulla scorta delle trascrizioni delle note registrate durante le esplorazioni condotte dal grande pioniere dell’archeologia siciliana su Monte Guastanella e le sue limitrofe contrade, contenute nel taccuino n. 148 del 28 maggio 1931, ho voluto, da ultimo, spinta da un imperioso impulso di fermare nel tempo, in uno scatto fotografico o ripresa filmica, la memoria odierna dei luoghi dell’esperienza orsiana, tributare un ulteriore omaggio al grande Roveretano e alla sua infaticabile opera di ricerca e salvaguardia dei monumenti del passato in terra di Sicilia, attraverso il resoconto, in appendice, dell’emozionante ricerca investigativo-esplorativa condotta di persona questa estate in loco. Ho sempre nutrito un particolarissimo amore verso le cose del passato, quelle grandi e superbe, destinate, solo in apparenza, a morire nonché ritenuto che questo sia l’unico amore di noi mortali che possa trascendere ed eternare il nostro transeunte cammino su questa terra. Ed è proprio quest’amore per ciò che è stato in passato di grande ed insuperabile e che ci chiama alla custodia e tutela della memoria delle sue vestigia che ci innalza e promuove ontologicamente come individui. Un amore che non è soltanto nostalgia del ritorno al passato, desiderio quasi fisico, acuto e struggente, come evidenzia con efficacia l’etimologia del vocabolo greco, di recupero e rivisitazione di luoghi e memorie di alta pregnanza storica ed umana. Non si tratta solo di consapevolezza di una perdita che accresce di più l’amore per quanto abbiamo profondamente amato e che rischiamo di perdere, spesso anche per l’incuria e l’oblio dei contemporanei; è in fondo amore per tutto ciò per cui, da studiosi e ricercatori, abbiamo trovato un senso alla nostra esistenza, per ciò che ci ha fatto sentire vivi dentro e che ora, purtroppo, sappiamo lontano, lontano, afidato alla forza della ricerca della memoria.

Minosse e l’enigma del Monte Guastanella – Con Paolo Orsi a Guastanella, in terra di Sicilia, sulle orme dell’ultima dimora del re Minosse: una sorprendente ipotesi archeologica, Rosamaria Rita Lombardo, Arbor sapientiae editore. Rosamaria Rita Lombardo è un’archeologa: questa splendida, dotta, raffinata, elegante, divulgativa e interessantissima pubblicazione scientifica che dà alle stampe è la prosecuzione di uno studio di cinque anni fa, e amplia la prospettiva in merito alle ricerche condotte sul campo che fanno supporre, prendendo le mosse da alcune pagine sinora inedite dei taccuini di Paolo Orsi, archeologo roveretano vissuto a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo che si occupò di amministrazione bibliotecaria e museale, esplorazione e illustrazione archeologica della Sicilia e scavi anche a Locri e Rosarno, che il sito di Monte Guastanella, altura tra Raffadali e Santa Elisabetta, nell’agrigentino, coincida con quello dell’antica città di Camico e con la tomba-tempio dell’antico re cretese Minosse. Da non lasciarsi sfuggire.

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