Cinema

“Chiamami col tuo nome”

photodi Gabriele Ottaviani

Che ci sia Ivory dietro si vede lontano un miglio, proprio a livello di découpage. E infatti rispetto agli altri film del pur talentuosissimo regista italiano, che ha senza dubbio una sua cifra assolutamente personale, quest’opera, davvero molto buona da tutti i punti di vista, per la capacità di raccontare con classe, credibilità, sopraffina eleganza e struggente carnalità l’innamoramento, la passione, l’erotismo, il crogiuolo di sensazioni e sentimenti il cui ribollire è sintomo della nascita e dell’emersione inarrestabile di qualcosa che si fa fatica ad ammettere anche con sé medesimi, ma cui è inevitabile, ineluttabile, del tutto fluido e naturale concedersi, segna un salto di qualità impressionante e un deciso cambio di rotta, pur nel contesto della cosiddetta trilogia del desiderio. La sceneggiatura, la scenografia, la fotografia, i suoni, le musiche, i costumi, i colori, la ricostruzione del tempo e del suo specifico mood, la colonna sonora, la fedeltà al taglio parziale che comunque si sceglie di dare del romanzo omonimo ed eccellente (talmente bello che forse si poteva rendere persino ancora meglio), il cui autore, André Aciman, il Proust del nostro tempo, si incontra anche sullo schermo, in un piccolo e riuscito cameo, la resa dell’importanza degli oggetti, dei profumi, degli umori, della tangibilità di un amore che strazia e insieme vivifica, la recitazione: tutto appare realmente di livello altissimo. È l’estate del millenovecentoottantatré, quella del governo Craxi: presso l’augusta magione, da qualche parte nel nord Italia, di una famiglia discretamente ebraica e dalle variegate origini, che lì, a due passi da Crema e Sirmione, è solita passare le vacanze, arriva come da tradizione un giovane studioso per un soggiorno estivo di ricerca e studio della durata di sei settimane. Si chiama Oliver. Ha ventiquattro anni. È bellissimo. Appare sicuro di sé. Anche troppo. E l’incontro con Elio, diciassette anni e tanta smania di vivere, non può che essere fatale. Guardami negli occhi, trattieni il mio sguardo, Chiamami col tuo nome, che è viatico e comunione: in sala da oggi, di Luca Guadagnino, premiato e in procinto di esserlo un po’ dappertutto, candidato a soli quattro Oscar (avrebbe meritato assai di più), con un cast sensazionale in cui spiccano Armie Hammer, molto più che il semplice oggetto d’una bollente e irresistibile bramosia, e Timothée Chalamet. In una parola, imperdibile.

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