Intervista, Libri

Gabriele Galloni: l’altro sono io

in-che-luce-cadranno-copertina-1di Gabriele Ottaviani

Gabriele Galloni è l’autore di In che luce cadranno. Convenzionali lo intervista per voi.

Cosa ti ha spinto a comporre questa raccolta?

Un breve viaggio a Tenerife. Adiacente all’abitazione che avevo affittato c’era un enorme terreno incolto che digradava verso la spiaggia. Qualcuno vi aveva piantato delle croci; saranno state una decina. Croci semplici, assemblate con francescana semplicità; alcune con lo spago e altre con lo scotch. Su ognuna un bigliettino plastificato che diceva in memoria. Ma in memoria di chi? di cosa? Chiesi in giro, ma nessuno seppe dirmi nulla. Da lì a immaginare e scrivere un breve ciclo di poesie sui defunti (e sulla loro immaginaria società, loro immaginarie abitudini, virtù; deficit; sui nomi che si danno nuovi una volta migrati altrove, diventati altro) il passo è stato breve.

Che cos’è la poesia per te?

Non sono mai stato così paziente da domandarmelo; né così indulgente da domandarlo ad altri.

Cosa rappresenta l’altro?

L’altro sono io.

E il futuro?

Il futuro mi somiglia; ha un neo sopra il labbro – come me.

“La morte non è niente, sono solo scivolato nella stanza accanto”: la pensi anche tu così?

Aspetto tempi migliori per potermi pronunciare; ma troverò il modo di comunicarvelo, non dubitate.

Si scrive per ricordare, per testimoniare, per non morire, per far vivere, per dare voce?

Non esiste risposta che valga per tutti. Si può scrivere per qualsiasi motivo; anche se personalmente diffido di chiunque dica di scrivere per non morire, per far vivere dare voce; e così non credo alla favola della scrittura come catarsi salvifica – ma, insomma, di questo passo andiamo off topic. Ricapitolando. Si può scrivere per qualsiasi motivo; per rievocazione o per testimonianza; per vendetta, resa dei conti; come alternativa alla deiezione.

Quali sentimenti guidano l’azione degli uomini?

E chi li conosce, questi uomini?

Quali sono le cose più importanti da dire quando si scrive?

Non mi sono mai interessato alle cose più importanti in questo senso. Un punto e virgola può commuovermi più del Dottor Zivago, per esempio. Una reticenza ridurmi allo stato febbrile di certi orgasmi puberali. E vogliamo parlare dei lungomari? I lungomari mi fanno piangere sempre; siano essi scritti o vissuti. Ecco, sono arrivato al punto. Una perenne idea di mare. Questa è la cosa più importante; almeno in ciò che scrivo.

Come immagini il tuo futuro?

Dentro questo corpo; poi in un altro.

Hai dei modelli di riferimento?

Tanti; così tanti che ho finito per dimenticarmene.

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2 risposte a "Gabriele Galloni: l’altro sono io"

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