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“La riva delle Sirti”

41ljCQKXCZL._SX335_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La luce del giorno filtrò nella stanza. Vanessa era già alzata. Vestita in fretta, andava e veniva per la camera, ed io osservai attraverso le palpebre socchiuse che essa spiava il mio risveglio. Nel suo lungo accappatoio grigio e onduloso, aveva i passettini incerti e gli svolazzi maldestri di un uccello di passo rifugiatosi in una grotta, che cerchi al suo risveglio il senso d’orientamento. Venne a me, si inginocchiò in riva al letto con un gesto tenero, mi circondò con le braccia tutte fresche del vento del mare, e mi sembrò di cogliere sulle sue labbra il gusto del sale.

La riva delle Sirti, Julien Gracq, L’orma. Traduzione di Mario Bonfantini. È il romanzo che sessantasette anni fa lo ha imposto all’attenzione del grande pubblico e ha fatto conoscere la sua prosa unica e inconfondibile. Eppure adesso il suo nome, benché abbia compiuto un vero e proprio gran rifiuto, ossia quello del premio Goncourt, è quasi scomparso dall’elenco di quelli universalmente più celebri. Ed è un vero peccato. Perché la sua prosa non conosce eguali. Nato come Louis Poirier nel millenovecentodieci a Saint-Florent-le-Vieil, nella campagna baciata dalla Loira, passa la gioventù in collegio, si avvicina al surrealismo e a Corti, l’editore per eccellenza dei membri di quella corrente, è amato da Breton, con cui intesse un prezioso carteggio, si iscrive al partito comunista, diventa insegnante, scrive saggi, critiche, poesie, romanzi, combatte a Dunkerque e viene fatto prigioniero, incontra Nora Mitrani e vive con lei un tenero e pudico amore, muore novantasettenne ad Angers e lascia tutti i suoi manoscritti, per lo più ancora inediti, e potranno divenire pubblici solo a vent’anni dalla morte, in eredità alla Biblioteca nazionale di Francia. Originalissimo ma al tempo stesso gravido di colti riferimenti (in primo luogo Conrad, Buzzati e Proust) rielaborati in maniera straordinaria, La riva delle Sirti è la storia d’un’attesa, della decadenza e della rovina di una repubblica fittizia, Orsenna, formalmente ancora in guerra anche se non si combatte più… E l’allegoria dell’animo umano, sempre conteso fra essere e dover essere, si fa canto e apologo della desolazione… Imprescindibile.

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