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“Darei la vita”

51Pz6v6lcwL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Oona cresce malinconica e triste e, solo nel maggio 1931, compiuti i sei anni, riesce a rivedere il padre a Long Island dove lui ha preso in affitto una casa. In quei giorni l’ex marito di Carlotta si suicida, la stampa parla di scandalo e cerca di intervistare Eugene. «Che succede, papà? Perché quelle persone ti stanno cercando?» chiede Oona che, pronta per andare alla spiaggia, corre di nuovo dentro casa, spaventata dai flash dei fotografi. «Vogliono un mio commento su qualcosa che non mi riguarda affatto. Non ti preoccupare, ma rimani in casa.» Oona è una bambina timida che vede nel fratello Shane il suo eroe e si circonda di cani e gatti. Poi c’è la sorellastra Barbara che ogni tanto va a vivere insieme a lei. La casa è piena di voci infantili, di giochi e rincorse. È un’infanzia felice con la madre che cucina per loro, racconta storie, li ascolta. Quando Shane comincia a frequentare la Florida Military Academy, Oona viene iscritta alla Warrenton Country School, dove impara anche a parlare francese. È una bambina fragile, si ammala spesso di otiti, allergie, mal di gola. Ama usare le mani per lavorare a maglia o ricamare, ma la madre le insegna anche a prendersi cura del giardino, una passione che non la abbandonerà mai. I ragazzi vanno spesso al cinema e Oona si diverte con i cortometraggi di Charlot. Legge moltissimo e conosce a memoria i romanzi di Walter Scott. Agnes porta sempre i figli a messa, ma Oona odia l’atmosfera soffocante dei servizi religiosi, non sopporta l’incenso e le prediche di un reverendo che la madre le fa ascoltare alla radio. Diventerà atea. Alla radio ascolta invece volentieri le opere preferite dalla madre, soprattutto quelle di Puccini. Il 12 novembre 1936 Eugene riceve il premio Nobel per la letteratura e i figli gli scrivono per congratularsi. Lui non risponde e non va a ritirare il premio a Stoccolma. Il morbo di Parkinson lo tormenta, impedendogli anche di lavorare, così si trasferisce con la moglie vicino San Francisco e continua la sua vita solitaria.

Darei la vita – Grandi donne di grandi uomini, Cinzia Tani, Rizzoli. Dietro ogni grande uomo – Carroll, Einstein, Dalì… – c’è una grande donna. Dice un detto odioso (con buona pace del fatto che pare sia stato consegnato alla storia nientedimeno che da Virginia Woolf). Perché chi l’ha detto che la donna deve stare dietro? Perché non può stare affianco? O davanti? O sopra? O sotto? O dove diavolo pare a lei? Non c’è una gerarchia quando ci si vuole bene, si sta insieme, ci si sostiene, si costruisce un futuro e un mondo. Punto. E certo è che tanti illustri personaggi non sarebbero stati così illustri senza le loro compagne di vita, che si sono sacrificate per consentire loro di potersi dedicare anima e corpo al proprio talento. In molti casi tutto da dimostrare, almeno all’inizio. Se non addirittura evidentemente inferiore a quello di colei che si è distinta per abnegazione, sapendo che il reciproco non sarebbe mai avvenuto. Cinzia Tani racconta le loro storie, con agile freschezza. Da leggere.

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