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“Nisa”

51JriRZjDaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È probabile che i primi insediamenti di tswana ed herero nell’area del Dobe siano stati tollerati dai !kung, principalmente perché era più semplice adattarsi che combattere. Ma probabilmente ci fu anche un certo tipo di reazione positiva alla loro presenza. Villaggi stanziali con risorse permanenti di cibo si ponevano in netto contrasto con la vita nomade dei !kung, così come diversa era la costituzione di queste persone, che apparivano alte, robuste, fedeli alla religione cristiana e di lingua bantu. La relativa semplicità della vita degli herero e degli tswana (che bevono latte, curano gli orti, allevano il bestiame per la carne e il commercio, indossano abiti dai colori sgargianti – le donne herero indossano abiti ricavati da stoffe lunghe undici metri, cuciti secondo lo stile dei vestiti dei missionari del diciannovesimo secolo) deve aver esercitato un certo fascino. I loro villaggi stabili, fissi, con capanne robuste poste a poca distanza dai recinti per gli animali, rappresentavano una sorta di sicurezza per i periodi di scarsità di cibo del bush. In caso di necessità, i !kung potevano lavorare in cambio di latte e grano, certi, ovviamente, del fatto che i popoli di lingua bantu ne avessero abbastanza da vendere (ma c’erano anche anni in cui la scarsità dei raccolti li obbligava a dipendere dai !kung per la loro conoscenza del cibo del bush). C’erano però anche degli evidenti svantaggi per i !kung. Le sorgenti venivano inquinate dal bestiame e dalle capre che si bagnavano in quelle acque; la concentrazione di animali, dei loro escrementi e i contenitori di latte fresco e fermentato attiravano nugoli di mosche. Le malattie veneree e altre malattie, comuni tra gli herero, che avevano contatti più frequenti con centri molto popolosi, cominciarono a diffondersi anche tra i !kung, alcune per la prima volta.

Nisa – La vita e le parole di una donna !kung, Marjorie Shostak, Meltemi, traduzione di Marco Cencini. Per antropologia si intende lo studio dell’essere umano. I !Kung, lemma che si può scrivere anche con un’altra grafia, ovvero !Xun, sono una popolazione. Meglio, una suddivisione della popolazione San, detta anche boscimane, che abita l’Africa da oltre ventimila anni, che vive nel deserto del Kalahari, fra Namibia, Botswana e Angola. Sono uomini e donne, con usi e costumi. Storicamente vivono in accampamenti semi-permanenti, ognuno dei quali è di norma costituito da un gruppo di persone di circa quaranta o cinquanta unità, che risiedono presso un corso d’acqua, via fondamentale per ogni tipo di approvvigionamento, soprattutto in zone molto inospitali. Sfruttando le risorse del luogo dove momentaneamente si stanziano fino all’esaurimento, di norma poi debbono allontanarsi e spostarsi, basano la loro società sui clan e il proprio sostentamento tradizionalmente su caccia e raccolta. Ma la storia è fatta per cambiare, si sa: non per niente si parla di umane sorti e progressive. Marjorie Shostak ha vissuto con i !kung, e racconta la storia di Nisa, una cinquantenne che ha avuto quattro mariti, altrettanti figli, tutti morti, e numerosissimi amanti. E che le fa una dono preziosissimo: il racconto della sua esistenza. Da non perdere.

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