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“L’oscura allegrezza”

51DW8rF3OeL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

  • Ebbene, la risposta vi rassicurerà. Non c’è nessun mistero! Sappiate che l’ho ricevuto solo oggi. …Colpa del portiere che si è sbagliato a distribuire la posta. Un semplice contrattempo. È per questo che voi… eppure avreste potuto passare dal circolo! O chiedervi perché mai non mi facevo più viva. …Invece di aspettare come un quindicenne. – Probabile… La verità è che temo sempre di importunarvi. – Importunarmi? Rise di nuovo. Non mi piaceva che ridesse delle mie ansie. Mi adontava. – Voi non mi importunate mai! Credevo di avervelo già detto. – Mi siete mancata in questi giorni. Non trovavo le parole per esprimere tutto. – Mi mancate sempre, quando non vi vedo per lungo tempo. Fa male. È un dolore che riesco appena a sopportare. – Osai. – Anche voi mi mancate quando non vi vedo. – Vi va di fare due passi con me? – Sono qua per questo. – Rinfresca. Meglio muoversi, la pioggia potrebbe riprendere da un momento all’altro. Lei mi seguì lesta, stringendosi la mantellina sulle spalle. La presi sotto braccio e principiammo a camminare. Le strade erano quasi tutte allagate e ormai vuote. Fu difficile riuscire a trovare i pochi vicoletti e i brevi tratti di carreggiata che offrivano un cammino agevole. Salterellavamo da una pozzanghera all’altra come due bambini, padroni della città deserta; non credo ci importasse molto della meta e non ne parlavamo. L’unica cosa che pareva contare era che ci si fosse ritrovati insieme quella sera. Ogni tanto l’aiutavo a sollevare il greve strascico per evitare che si inzaccherasse, arrivando persino a prenderla fra le mie braccia per fare qualche metro. A cuore leggero, tracimante una gioia spasmodica e rovinosa, mi addentravo sempre più nel roveto.

L’oscura allegrezza – Con un’intervista a Pif, Manuela Diliberto, La lepre. L’Italia esiste da cinquant’anni e Giorgio è un giornalista. Borghese. Socialista. Certo niente affatto animato da una fede vera e vibrante, anzi. È più che altro una questione di comodità. Il paese cerca il suo posto al sole, la grande proletaria sta cominciando a muoversi e lui tira a campare. Va avanti per inerzia, senza nulla che lo scuota per davvero. Finché non incontra lei. È una donna. È giovane. È bellissima. È appassionata. La promessa di un amore unico e ineguagliabile appare come una meta meravigliosa ma lontana, alla fine di un percorso irto, fatto di spine e di ostacoli. Di dolori e sofferenze. Talmente vero da sembrare inverosimile. E Giorgio, dopo decenni, torna a rivangare il proprio passato, che si intreccia con le confessioni intime di una ragazza sospesa tra le convinzioni ritenute incrollabili in cui ha sempre creduto e le sorprese della vita. Perché la questione in fondo è sempre quella, e anche Pif, fratello della brava autrice, che crea un romanzo solido, variegato, articolato, elegante, sensibile, delicato, ricco, dal lessico ampio e dalla prosa suadente, si interroga a tal proposito, sull’eventualità di scegliere o fingere che nulla sia, per quieto vivere. Un modo di condurre la propria esistenza che tanti scelgono proprio per non scegliere. Pensando che non crei danno a nessuno. Nella realtà, invece, danneggiando tutti. E ogni cosa.

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