Intervista, Libri

Le confessioni di Giovanni Di Iacovo

41fnHpcwSXL._SX353_BO1,204,203,200_di Gabriele Ottaviani

È l’autore di Confessioni di uno zero: Convenzionali dà il benvenuto con gioia a Giovanni Di Iacovo.

Come nasce questo romanzo?

Nasce da un incontro con una ragazza affetta da Sindrome di Morris (o intersessualità) a Berlino, ma anche dal mio voler raccontare la vita di ingenui ribelli negli anni ‘80 della provincia abruzzese e la loro difficoltà di inserirsi della sognata e desiderata Londra quando vi si traferiranno.

Che valore ha la parola?

La parola acquista valore e dimensione quando riesce a dipingere scene, a costruire vicende e ad agganciare le emozioni del lettore nel viaggio della narrazione.

Che ruolo gioca la memoria?

È una protagonista di questo romanzo. Vienna perde la memoria in seguito ad un incidente e la recupera gradualmente tramite terapia ipnotica. Solo che molto di ciò che le hanno raccontato del suo passato è falso, ed è orchestrato per farle interrompere una storia d’amore incastonata in una scacchiera di interessi più grande di lei.

Che simboleggia il diario?

I diari nel romanzo sono i pezzi del puzzle della vita di Vienna, incastrati nelle vite degli altri. Simboleggiano la memoria della tua vita che è riposta nelle altre persone, che hanno vissuto e che sono testimoni di quelle tue stesse esperienze, come hard disk esterni della tua vita.

Cos’è il passato?

Le ossa del presente.

Che rilevanza ha la famiglia?

La famiglia al centro del romanzo è una famiglia disfunzionale, quindi direi normale.

Di cosa è emblema la provincia?

Di essere periferici e non protagonisti dei grandi mutamenti della società, ma a volte essere in un cono d’ombra permette di crescer anche piu liberi e più unici.

Cosa ci impedisce di essere davvero chi vorremmo essere?

Le gabbie di sovrastrutture mentali nelle quali finiamo incastrati sin dalla prima adolescenza. È un bel lavoro poi a scardinarle pezzo pezzo nel corso degli anni, richiede voglia di lavorare pesantemente su sé stessi, ma è l’unico modo per predisporsi alla felicità.

Perché scrive?

Per godermi la vita il doppio, per godermi un’esperienza nel momento in cui accade e nel momento in cui posso innestarla nella carne del mio romanzo. Un po’ scrivo anche per vivermi nelle vene dell’immmaginario altrui.

Qual è l’aspetto principale di cui tener conto nella narrazione di una storia?

Una trama strutturata in maniera convincente ed appassionante, ben articolata con ritmo e intreccio. Insomma, un bel romanzo deve saper creare e agganciare l’interesse di chi legge. Altrimenti è esercizio narcisistico.

Il libro e il film del cuore.

Come libro Demian di Hermann Hesse e come film Il danno di Louis Malle, tratto dal romanzo di Josephine Hart.

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Una risposta a "Le confessioni di Giovanni Di Iacovo"

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