Libri

“Trash”

41LxQooimKL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quasi tutto quello che ci circonda contiene materiali plastici: dai vestiti agli elettrodomestici, dalle automobili all’arredamento per la casa, dalle confezioni per alimenti all’elettronica, questi materiali sono ormai onnipresenti nella vita quotidiana. Al punto che c’è chi ha pensato di usarli per realizzare addirittura case intere. La start up colombiana Conceptos Plásticos (il nome è tutto un programma) recupera rifiuti non smaltibili come imballaggi plastici, copertoni di automobili e residui elettronici e, dopo averli triturati, li fonde insieme in una miscela brevettata con cui costruisce mattoni leggeri, ma resistentissimi, pensati per incastrarsi perfettamente tra loro come mattoncini Lego, creando strutture solide e autoreggenti.  I “mattoni” realizzati con questo nuovo materiale hanno uno o più incavi e sporgenze superiori, inferiori e laterali, proprio come i mattoncini del più famoso gioco di costruzioni del mondo o i puzzle tridimensionali. Per tenerli insieme non occorrono malta, sabbia, colla o cemento: i mattoni si incastrano l’uno nell’altro e il gioco è fatto. Le case così costruite sono leggere e termicamente isolate, molto economiche e praticamente fai da te. Conceptos plásticos, che è un collettivo formato da architetti, designer e urbanisti con una forte vocazione sociale e solidale, ha progetti ambiziosi: dare vita a un’architettura sostenibile di massa, ripulendo la Colombia dalla plastica e aiutando migliaia di famiglie povere a costruirsi un tetto (di plastica) sulla testa. I materiali plastici sono oggi il rifiuto più abbondante sul pianeta e anche se alcune nazioni europee come la Svizzera (99,8 per cento), l’Austria (99,6 per cento) e l’Olanda (99,2 per cento) riescono a riciclare o bruciare praticamente tutta quella che usano, per moltissime altre nazioni la situazione è ben diversa e alcuni paesi in via di sviluppo ne sono letteralmente sommersi. La storia della plastica è quella che oggi chiameremmo una storia di successo. Le prime testimonianze dell’uso di gomme derivate da gomme naturali risalgono addirittura al secondo millennio a.C., ma è nei primi anni del Novecento, quando ai polimeri organici si sono affiancate molecole completamente sintetiche dalle prodigiose capacità, che la plastica ha conquistato il mondo. Duttile, resistente ed economica, la plastica – che è un derivato del petrolio – è purtroppo anche “eterna” e così la storia del suo grande successo, scandito da una produzione in continua ascesa che è già passata dal milione e mezzo di tonnellate del 1950 ai circa 322 milioni di tonnellate del 2015, dal punto di vista dell’ambiente si può leggere anche come la storia di una catastrofe senza precedenti. Un po’ di colpa è anche nostra, considerato che a dare il via alla produzione industriale della plastica furono le scoperte del premio Nobel per la chimica Giulio Natta, ingegnere italiano inventore del Moplen (polipropilene isotattico), che è ancora una delle materie plastiche più utilizzate al mondo. Di tutta la plastica prodotta dal 1950 a oggi, solo una minima parte è stata riutilizzata, e la maggior parte è finita sotto terra o negli oceani. In pratica quindi, a vivere nella plastica siamo ormai abituati: è già un po’ casa nostra.

Trash – Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti, Piero Martin, Alessandra Viola, Codice. Viviamo nella società degli imballaggi in cui, come recita la riuscita battuta di una famosa attrice comica, la scatola del telecomando è più grande dell’intero televisore. Dello spreco. Una volta, invece, si era abituati a non sciupare la grazia di Dio, così veniva chiamata, e persino la pasta si vendeva sfusa, in cartocci. Dei rifiuti. La raccolta differenziata in certe parti del mondo è il sostrato su cui si fonda la civiltà. In altri luoghi invece è percepita come un inutile fardello. C’è chi si preoccupa di fare in modo che anche le bucce delle patate divengano utili facendole fermentare nelle compostiere, chi ricava energia finanche dal letame e chi invece sostiene che il carbone, in fondo, non sia poi così inquinante, che il riscaldamento globale è un’esagerazione, che non vale la pena di preoccuparsi, che non si può fermare il progresso o sacrificare il profitto e che riversare liquami nei fiumi non è altro che un peccatuccio veniale. Da sempre l’uomo produce rifiuti. Perché consuma cose. E ogni cosa genera scorie, nulla si crea, del resto, nulla si distrugge, tutto si trasforma. E per questo serve energia. I rifiuti sono un problema, ma anche un’opportunità. D’altro canto questa parola si scrive con lo stesso ideogramma del lemma “crisi”, sicché… Gli autori di questo esaustivo, istruttivo, divulgativo, coloratissimo testo mantengono davvero quello che il sottotitolo promette, e generano consapevolezza. Da non perdere.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...