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“Progetto Apocalisse”

schede italiane4.indddi Gabriele Ottaviani

Di certo, nel corso del mio studio giunsi alla conclusione che, in aggiunta ai grossi problemi creati dal fatto che le nostre diverse agenzie si intralciavano a vicenda, un nostro limite cruciale era rappresentato da alcune rigidità ideologiche e incoerenze logiche. Per quanto riguardava la rigidità dogmatica, la difficoltà è esemplificata dall’incapacità di tanti responsabili politici di alto livello di comprendere che era in gioco molto di più della differenza tra «comunismo» e «libertà». Sebbene occasionalmente un funzionario potesse descrivere a tinte forti l’immensa distanza culturale tra il mondo primitivo del Laos e il nostro mondo moderno, non veniva quasi mai fatta alcuna distinzione tra un combattente del Pathet Lao o del Vietminh, da un lato, e un apparatchik moscovita o un membro del partito di Lipsia, Pechino o Bucarest, dall’altro. Un comunista era un comunista, ovunque e in qualunque momento – privo di differenze legate alle tradizioni culturali o alle influenze nazionaliste, e immune dalle forze legate all’ambiente e alle circostanze che plasmano le esistenze, i pensieri e in ultima analisi anche l’organizzazione sociale del resto dell’umanità. Molto semplicemente, i comunisti non erano considerati soggetti alle leggi del comportamento che dominavano la condotta di tutti gli altri esseri umani.  Sapevamo che si trattava di un mondo diverso. Ma la nostra visione di esso rimaneva inequivocabilmente etnocentrica. Valutavamo gli eventi del Laos con la lente della mitologia dominante negli Stati Uniti del 1960.

Progetto Apocalisse  –  Le memorie di un osservatore impotente – Dentro i piani per la guerra nucleare del Pentagono, memoriale di Paul H. Johnstone, con un commento di Diana Johnstone, Zambon. Introduzione di Paul Craig Roberts. Lo storico, economista e statistico statunitense Paul Johnstone, nato centoquattordici anni fa e morto nel millenovecentoottantuno, agli albori dell’era Reagan, è stato tra i collaboratori più stretti del vicepresidente democratico Henry Wallace presso gli uffici del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America negli anni in cui, grazie al New Deal di Franklin Delano Roosevelt, il mondo conosceva il progresso. Nel corso della seconda guerra mondiale è stato in Asia, coinvolto in operazioni di intelligence, e in seguito è rimasto per vent’anni al Pentagono come uno fra i principali analisti. In questo suo memoriale intenso, coinvolgente, sconvolgente, disturbante, interessante, istruttivo, scritto col ritmo di un thriller, che non manca di sviscerare con estrema dovizia di particolari tutti i meccanismi che costituiscono la fitta trama di relazioni che funge da sostrato per le operazioni, il più delle volte a dir poco torbide, in cui si intrecciano il potere e la politica internazionale, racconta le pianificazioni degli attacchi nucleari aerei, che mettono letteralmente in conto, come se fossero le percentuali della riduzione del costo di una merce in periodo di saldo, le quote delle perdite umane sulle aree bombardate. Non calcolando però, per esempio, i danni a lungo termine. Come le mutazioni genetiche. Imperdibile. Pare scritto domani. Da leggere. Per capire davvero cosa la storia ci insegna.

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